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Commemorazione degli eroi di Nassiriya: l'abbandono da parte dello stato della compagna di uno dei caduti.

È, anzitutto, una questione di stile. Che senso ha portare una signora, compagna di un caduto di Nassiriya, in pullman con tutte le altre persone accreditate alla cerimonia, e poi impedirle di entrare, e tenerla fuori della sala, perché non è la moglie ufficiale?
La cosa è successa anche l’anno scorso: dunque non è un errore o una gaffe, è una costante del ministero della Difesa. 
La compagna di Stefano Rolla, il regista caduto a Nassiriya nella grande strage mentre lavorava a un documentario, nel Memory Day non ha potuto partecipare alla cerimonia, e nella cerimonia ufficiale si è ricordato questo caduto tagliando via e nascondendo, della sua vita, una parte così essenziale, intima, decisiva, come la compagna. In questo modo si falsa il Memory Day, e si falsa l'identità degli «eroi» che si vogliono ricordare. Questo caduto civile, come tutti gli altri caduti, era là e lavorava per quel che sapeva, che sentiva, che amava, insomma quel che era. La sua vita era sua ed era di chi viveva con lui, questa compagna. Ricordandolo, gli si rende onore, l'onore che merita. Chiamandolo eroe, lo si esalta, lo si indica come modello, un modello come ne abbiamo pochissimi oggi, e di cui abbiamo tanto bisogno. Se lui fosse vivo e ricevesse una onorificenza da vivo, la sua compagna sarebbe con lui, e durante la cerimonia i due si scambierebbero uno sguardo, e con quello sguardo spartirebbero il senso della cerimonia, e anche l'orgoglio. Lo Stato, portando via con la forza la compagna che lui s'era scelto, disapprova e corregge la sua vita, in un certo senso se ne vergogna, e la nasconde. Non gli rende onore, ma pronuncia una condanna morale. Questa esclusione della compagna, questa censura sull'amore e sulla vita, è il trionfo dell'ipocrisisa, della burocrazia, dell'ufficialità, sui sentimenti, sull'autenticità, sull'identità.(...) Vedova è colei che perde l'uomo che amava e col quale viveva. Non si capisce perché il ministero della Difesa possa passare in rassegna la vita dei caduti, e approvare una parte dei loro sentimenti e legami, e un'altra parte tagliarla via. A una cerimonia in onore di eroi devono presenziare coloro in cui gli eroi continuano a vivere, coloro che essi amavano. Se escludi coloro che essi amavano, li uccidi una seconda volta. Se ci fossero i Pacs, questo non accadrebbe. La speranza è che ieri sia accaduto per l'ultima volta. E che fra un anno non possa più succedere. Fonte: L'Unità

Al di là dei PACS (che magari Rolla non avrebbe sottoscritto con la compagna), mi pare il problema sia quello di riconoscere in qualche maniera le coppie di fatto. Figuratevi se il soldato caduto fosse stato gay....preferiamo non pensare a cosa si sarebbero inventati al Ministero della Difesa per evitare la presenza di un compagno omosessuale!
Non penso i partner degli eroi debbano essere discriminati in alcun modo. Di fronte alla morte, almeno. E questo l'Esercito dovrebbe saperlo bene, visto che la morte, purtroppo, è qualcosa con cui l'Esercito ha spesso a che fare. Urge soluzione per rendere onore a tutti gli eroi, a prescindere dalle loro scelte di vita.


Pubblicato il 14/11/2005 alle 10.14 nella rubrica Diario.

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