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18 novembre 2005

Assad chiede protezione all'Onu per la sua famiglia. Il regime è agli sgoccioli?

Beirut, 18 nov. - (Adnkronos/Aki) - Protezione per se' e per la sua famiglia. E' quanto ha chiesto il presidente siriano Bashar al-Assad alla commissione d'inchiesta internazionale guidata dal tedesco Detlev Mehlis che indaga sull'assassinio dell'ex premier libanese Rafiq Hariri. Lo riferisce in esclusiva ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL, sotto garanzia di anonimato, uno degli inquirenti del team delle Nazioni Unite. ''Il presidente siriano ha domandato se la commissione (Mehlis, ndr) fosse in grado di attivare un programma di protezione per lui e per i suoi familiari'', spiega la fonte, in cambio di una sua collaborazione nelle indagini. La fonte non ha voluto indicare la data in cui questa richiesta e' stata formulata.

Naturalmente ora Assad negherà. C'è chi dice che egli sia ostaggio del regime militare, e chi dice che invece è proprio lui a essere spietato. Questo "scoop" dell'ADNKronos ci fa propendere per la prima ipotesi. Ma poco cambia. il regime è comunque da combattere, con o senza armi. Meglio senza, ovviamente, ma basta che lo si faccia e non si resti solo a guardare. In tal senso Francia e Usa stanno facendo un buon lavoro, a dimostrazione di come - se si vuole - le crisi si possono risolvere (vedi liberazione del Libano dall'occuapzione siriana). Basta che Francia e Usa collaborino, e già un passo avanti è fatto. E questa richiesta di protezione può essere segno che il regime è agli sgoccioli, soprattutto se confrontato con i toni usati da Assad sette giorni fa. Speriamo.





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18 novembre 2005

Quei pacifisti amici del regime iraniano, ospiti graditi della radio del regime degli Ayatollah.

La Radiotelevisisione di Stato dell'Iran possiede un canale radio che trasmette in italiano sul nostro territorio, facendo propaganda fondamentalista contro America, Israele e Berlusconi. Si chiama Radio Italia , e si rivolge a un pubblico di immigrati e no global pacifondai. Non a caso tra gli intervistati fissi figurano opinion maker di quell'area, da Giulietto Chiesa ai giornalisti del Manifesto, dal verde Bulgarelli a Padre Benjamin ai freelance antagonisti. La stazione fa parte del network mondiale Irib ( la televisione degli Ayatollah), che diffonde in 35 lingue il suo verbo d'odio, con emittenti in Pakistan, Afghanistan, Bosnia, Siria. Ma considera terra di conquista anche Italia, Francia, Germania, Regno Unito.(...) Il radiogiornale è filtrato dalle fonti di regime, agenzia di stampa Irna e Irib tv. Così la fine di un terrorista si trasforma in « martirio di un'attivista » , la marcia del Foglio è « imbarazzante » e Ferrara « agente Cia » . Mentre per le bombe giordane, essendo morto il capo 007 dell'Anp, la pista diventa « israeliana » .(...)Aldilà dei sondaggi in rete ( Bush e Blair dietro le bombe a Londra), si leggono missive « di sostegno alla posizione iraniana antisionista » . « Vi sono vicino nella lotta contro i nemici » , scrive Francesco Boco. « L'Iran è l'ultimo baluardo, onore a Khomeini e Ahmadinejad » , anonimo. « Approvo la vostra linea » , Abdallahu Rumi e Wahid Aiello. « Ho a cuore gli oppressi dall'imperialismo » , Rinaldo Metrangolo, Pescara. « Eurasia esprime solidarietà per il linciaggio mediatico » , il coordinatore Stefano Vernole. « Sincera solidarietà al vostro popolo, la resistenza irachena vi indica la via di fronte alle minacce » , firmato Campo Antimperialista. E la Repubblica d'Iran umilmente ringrazia. 
 Fonte: liberaliperisraele




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17 novembre 2005

L'Arabia Saudita non può più boicottare Israele, Al Qaida espulsa dall'Islam, Castro ha il Parkinson e altre notizie interessanti.

A una settimana dal suo ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, silenzio assoluto dell’Arabia Saudita su eventuali scambi commerciali con Israele. Le regole della WTO vietano boicottaggi economici fra stati membri.

AL QUDS AL ARABI quotidiano palestinese edito a Londra: "L'erede al trono di Abu Dhabi chiede di espellere Al Qaida e Zarqawi dalla gente dell'Islam". 
E poi "Al Jaafari (premier iracheno, N.d.R.) ritira il suo inviato in Siria per protesta contro il discorso di Assad", all'università di Damasco della settimana scorsa quando definì il governo iracheno "non padrone delle sue decisioni".
Infine: Il quotidiano pubblica brani del verbale dell'incontro tra Assad ed una delegazione di sostenitori arabi alla Siria: "La Siria ha respinto una richiesta Usa di inviare truppe all'Iraq e ci aspettiamo un'assedio ed embargo aereo, il prossimo mese".

ELAPH, 'primo' quotidiano on-line arabo, titola:"Castro è affetto del morbo di Parkinson".

Hamas ha duramente condannato la Tunisia per aver permesso la visita del “ministro degli esteri dell’entità sionista, il terrorista Silvan Shalom”.

Un mese dopo la minaccia di cancellare Israele dalla mappa geografica, l’Iran ha annunciato che il suo satellite Sina-1 (di produzione russa), lanciato in orbita il mese scorso, è in grado di spiare lo Stato di Israele.

Fonte: Israele.net dove non citata espressamente




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17 novembre 2005

Essere donna in Arabia Saudita

Immagina di essere una donna. Quando nasce tuo fratello, le persone dicono: "E' nato un bambino grazie a Dio!". Quando nasci tu, invece, esclamano: "E' una femmina, ma se questa è la volontà di Dio...". (...) Immagina di essere una donna. Hai sempre bisogno del consenso del tutore e questo non soltanto per sposarti, come preteso dai giudici della materia islamica, ma per ogni aspetto della vita quotidiana. Non puoi studiare se non con il consenso del guardiano, anche se sei una dottoranda. Non puoi ottenere un impiego e nemmeno guadagnarti da vivere senza il suo permesso. (...) Immagina di essere una donna. Se subisci un assalto personale, percosse o sei vittima di un omicidio, quando i giornali pubblicheranno la tua foto assieme a quella dei colpevoli con la descrizione del reato, ci sarà ancora chi si chiederà se la vittima portava o meno il velo. Se lo indossava allora domanderanno: "Ma chi l'ha fatta uscire di casa a quell'ora?". E se invece è stato tuo marito a romperti le costole, allora esclameranno: "Avrà avuto un buon motivo per farlo!"
Immagina di essere una donna. Tuo marito ti ha rotto il naso, o un braccio, o una gamba e vai dal Qadi (giudice, ndr) a lamentarti. Lui ti chiederà dell'accaduto e gli risponderai: "Mi picchia". Allora il giudice ti dirà con un tono di disapprovazione: "Tutto qui?!". Le percosse sono pertanto considerate una realtà che vivono tutti i coniugi e gli amanti: "Picchiare l'amata è come mangiare l'uva".(...) Immagina di essere una donna che scrive su un giornale. Ogni qualvolta tratti le preoccupazioni femminili - le vostre vicissitudini, le vostre carenze, le vostre battaglie, le vostre condanne e i vostri processi - dicono di te: "Lasciatela perdere, tutto ciò che racconta sono solo discorsi da donne!" Fonte:Asharq al-Awsat (quotidiano indipendente con base a Londra, di proprietà saudita), tradotto da  Arabiliberali.it
 




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16 novembre 2005

Londra: sì, abbiamo impiegato il fosforo a Falluja.

(AGI/AFP) - Londra, 16 nov. - Dopo Washington, anche Londra ammette che in Iraq le forze anglo-americane hanno impiegato fosforo bianco. Il portavoce del premier britannico Tony Blair ha sottolineato pero' che la sostanza e' stata utilizzata come fumogeno. Ieri era stato il Pentagono, tirato in ballo da un'esclusiva di 'Rainews24', ad ammettere che i militari statunitensi avevano impiegato il fosforo, sostanza ustionante, durante l'assedio di Falluja. "Le forze britanniche dispongono di fosforo bianco, ma e' usato come fumogeno in Iraq", ha spiegato il portavoce di Blair. Secondo Downing Street, "e' importante ricordare in primo luogo gli sforzi fatti dal governo iracheno per chiudere la questione Falluja in modo pacifico. Fu fatta una proposta agli insorti, ma loro la rifiutarono".(...) Fonte: Agi

Domanda da ignorante di cose militari: quanti altri dittatori hanno usato e usano tuttora armi peggiori del fosforo?
So che il fosforo (non quello bianco) fa bene alla memoria: mi domando però se quelli che ne parlano tanto in questi giorni ne abbiano mai fatto uso. Magari gli farebbe pure bene, se ne trovano buone quantità nel pesce. Mi sa che hanno problemi di memoria, visto che ricordano solo le malefatte degli USA & Alleati.... sull'attuale dittatura vietnamita e sul massacro dei cristiani, che tante volte abbiamo denunciato da questo blog, per esempio, silenzio totale. Siamo sicuri che il fatto che sia un massacro perpetrato da un governo comunista non c'entri niente. Sarà certo una dimenticanza. Mancanza di fosforo, appunto.




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16 novembre 2005

E se invece del fosforo parlassimo di Tunisia?

La Tunisia ha vissuto per anni un deterioramento della propria situazione politica, sociale e culturale. Recentemente, però, le libertà nel paese hanno raggiunto un livello intollerabile di privazione. Durante le ultime settimane, il regime ha confiscato i quartieri generali dell'Associazione tunisina dei magistrati (ATM) e ha messo al suo vertice una commissione fantoccio. E' stata anche presa una decisione giurisdizionale per evitare che la Lega per i diritti umani (LTDH) tenesse il sesto congresso nazionale e, nello stesso periodo, il regime ha proibito il Sindacato dei giornalisti tunisini (SJT). La situazione dei prigionieri politici - che sta durando da qualche decennio - sta peggiorando in modo allarmante: le torture e i trattamenti degradanti si sono inaspriti. I partiti politici che sono stati privati degli spazi pubblici e delle proprie risorse sono paralizzati e letteralmente sotto assedio. Questi sviluppi negativi, sopra indicati, della situazione avvengono proprio quando importanti settori della società civile - avvocati, magistrati, giornalisti, docenti universitari, sindacalisti e militanti per la difesa dei diritti umani - hanno espresso le loro aspirazioni per avere più libertà e una partecipare alla vita del paese. (...)
I firmatari di questo appello - rappresentanti delle associazioni della società civile e dei partiti politici - per esprimere il loro rifiuto alla situazione che sta vivendo la popolazione tunisina e per domandare il rispetto dei diritti umani e politici nel paese hanno deciso di iniziare un illimitato sciopero della fame a partire dal 18 ottobre 2005. Le richieste del seguente appello sono:
1)Libertà di associazione (...)
2) Libertà di stampa e dei media (...)
3) L'immediato rilascio dei prigionieri politici (...)
Le persone che hanno deciso di digiunare lanciano un appello alle forze democratiche, alle associazioni, ai partiti, alle personalità indipendenti, di mobilizzarsi intorno a questo sciopero, appoggiando queste richieste, che sono un preludio per le riforme e per un cambiamento democratico nel paese. Fonte: Arabiliberali.it

Scommettiamo che "quelli del fosforo" non pubblicizeranno questa iniziativa? Che non ci saranno manifestazioni? che non ci sarà il passaparola dei blog? che il Tg5 non ne parlerà?




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16 novembre 2005

Aiutare lo sviluppo della democrazia nei paesi arabi pacificamente? alla sinistra non interessa, alla Rice e alla Bonino sì.

(...) si è riunito il Forum per il Futuro, un’iniziativa americana, adottata l’anno scorso dal G8 e appoggiata da 22 paesi arabi e islamici, che si propone di sostenere le riforme democratiche e di aiutare la società civile in medio oriente. E’ successo che il principale dei paesi “arabi moderati”, cioè l’Egitto, ha fatto saltare l’accordo internazionale su una risoluzione finale che impegnava le nazioni mediorientali e del Nord Africa a “espandere le pratiche democratiche, allargare la partecipazione nella vita pubblica e politica, incoraggiare lo sviluppo della società civile, comprese le organizzazioni non governative, ampliare la partecipazione delle donne nei settori politici, economici, sociali, culturali e dell’istruzione e rafforzare i loro diritti e il loro status”. (...) il modello del Forum è quello degli accordi di Helsinki del 1975, che legarono gli scambi economici al rispetto dei diritti umani e finirono quindi col portare democrazia e libero mercato nell’ex mondo comunista.(...) Anche l’opposizione e l’establishment del centrosinistra italiano se ne sono infischiati, nonostante da anni spieghino che la democrazia si promuove senza le armi, salvo poi snobbare i tentativi pacifici e multilaterali degli unici che davvero si battono per promuovere la democrazia, ovvero i cattivi americani di Bush. L’eccezione italiana, al solito, è quella inestimabile dei radicali di Emma Bonino. (...) Fonte: Camillo

Chissà. Se anche le sinistre avessero fatto pressione sul'Egitto magari le cose sarebbero andate diversamente. Non lo sapremo mai, l'unica cosa che sappiamo è che la Rice e la Bonino c'erano. Agli altri, evidentemente, del futuro della democrazia nel mondo arabo poco interessa. Prendiamo atto.
 




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14 novembre 2005

Presidente iracheno Talabani: Prodi mi ha promesso non ritirerà subito le truppe. Il fosforo di Falluja è propaganda. No alla pena di morte per Saddam

(...) Che cosa le ha detto il premier Berlusconi in merito alla permanenza dei militari a Nassiriya?
«Il capo del governo italiano ha garantito che qualsiasi riduzione delle truppe sarà concordata con le autorità irachene ed avverrà in modo graduale. Gli esponenti del governo hanno detto che l’addestramento delle forze di sicurezza irachene proseguirà. Nel 2006 sarà possibile affrontare il problema del ritiro delle forze della Coalizione; noi iracheni vogliamo essere in grado di proteggere il nostro paese, ma il terrorismo rappresenta un pericolo per tutti, non solo per noi».

Lei ha incontrato anche i principali esponenti dell’opposizione...
«Sì, ho avuto colloqui con Prodi, D’Alema, Fassino e Rutelli. Hanno dimostrato di comprendere i problemi del nostro paese, hanno ribadito che, se vinceranno le elezioni in Italia, decideranno il ritiro dei vostri soldati schierati a Nassiriya, ma ciò avverrà in modo programmato, graduale e concordato. L’Italia non abbandonerà l’Iraq, i leader del centrosinistra hanno detto che l’aiuto proseguirà in altre forme, il vostro paese cercherà di favorire lo sviluppo economico e la stabilità dell’Iraq».

Lei si è espresso più volte contro la pena di morte, firmerà la condanna al patibolo di Saddam Hussein?
«La decisione spetta al Tribunale, noi rispettiamo l’indipendenza dei giudizi, sappiamo che non accettano interferenze. (...) Il consiglio di presidenza del quale faccio parte dovrà tuttavia esprimere un parere sulla sorte di Saddam. Io mi asterrò, non voterò, ma so che i miei due vice, voteranno a favore e questa è la volontà della maggioranza degli iracheni; solo una piccola minoranza della quale faccio parte si oppone. Saddam ha commesso gravissimi crimini contro l’umanità, ma io non firmerò la sua condanna a morte».

Rainews ha trasmesso un filmato sull’uso di agenti chimici da parte degli americani nel corso dell’assedio di Falluja..
«L’Iraq è un paese aperto, tutti i giornalisti possono venire e constatare ciò che è successo. Questi argomenti sono pura e semplice propaganda». Fonte: L'Unità

A me pare che il presidente iracheno sia persona di grande caratura morale. Da leader curdo, dire di essere contrario alla pena di morte per Saddam Hussein è un segnale di grande coraggio politico. Non pensate sia facile parlare così, contro il volere del proprio popolo. Ma è in queste condizioni che emergono le qualità dei grandi uomini. Riguardo a Falluja e al fosforo, viste le molte denunce contro le truppe Usa, mi limito a dar voce a chi a tali denunce non crede (il presidente Talabani in primis) e a chi ha argomentato tali dubbi qui, poichè chi tali denunce ha fatto non ha avuto certo problemi a farle "passare" sui media (Rai in testa).




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11 novembre 2005

Diliberto va in Siria a incontrare i compagni di Saddam Hussein.

Roma, 10 NOV (Velino) - "Una delegazione del Pdci e' in questi giorni in Siria in occasione del decimo congresso del partito comunista siriano". Lo ha detto Iacopo Venier, responsabile esteri del Pdci intervenendo nella sessione di apertura del congresso. "L'amicizia del popolo italiano verso
quello siriano e la necessita' di spezzare la catena di pressioni ed aggressioni a cui e' sottoposta la Siria da diversi mesi. La vittoria del centrosinistra in Italia deve portare ad un completo ribaltamento dell'attuale politica estera di Berlusconi, riconquistando per l'Italia in ruolo di paese amico di tutti gli stati dell'area. Solamente il rispetto da parte di tutti della legalita' e del diritto internazionale, a partire dalla nascita dello stato di Palestina e dalla fine di tutte le occupazioni, potra' aprire una fase di pace e stabilita' in tutto il Medioriente. La visita e' anche l'occasione per confronto bilaterale con
altre realta' politiche siriane a partire dal partito Baath". Fonte: Informazione Corretta

Che Diliberto fosse un cinico non l'abbiamo mai messo in dubbio. Che non si vergogni neppure di incontrare il partito Baath (quello di Saddam Hussein) che ha un passato (recente) di massacri, torture, violenze e occupazioni dovrebbe fare scandalo nella politica italiana. Possibile che nessuno dica nulla? E da parte del PDCI, neanche uno straccio di coerenza? Hanno denunciato Abu Ghraib e appoggiano chi Abu Ghraib l'ha costruita e utilizzata in maniera molto più dura degli Usa. Hanno denunciato le occupazioni, e stringono la mano ai rappresentanti di un partito che ha legittimato e appoggiato l'occupazione siriana in Libano. Hanno denunciato le aggressioni, e non denunciano la linea di un partito che ha rapito (e rapisce tuttora), torturato (e tortura tuttora) e massacrato (e massacra, per quello che può, tuttora) interi villaggi di oppositori.




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10 novembre 2005

Giordania: 67 morti e 150 feriti. Eppure non erano crociati....

Amman, 10 nov. (Adnkronos) - E' salito ad almeno 67 morti e 150 feriti il bilancio dei tre attentati dinamitardi compiuti ieri sera in tre alberghi di Amman, in Giordania. Gli attacchi, stando a quanto riferito dal vicepremier Marwan Muasher, sembrerebbero essere stati compiuti da tre kamikaze che hanno agito quasi simultaneamente. Al momento gli attacchi non sono stati rivendicati, ha affermato l'ambasciatore giordano negli Stati Uniti, Karim Kawar, parlando con la CNN. Ma tra i principali sospetti, ha voluto sottilineare Muasher, figura Abu Musab al Zarqawi, il capo di Al Qaeda in Iraq, di nazionalita' giordana. Gli attacchi sono stati compiuti in successione, prima al Radisson SAS, poi al Grand Hyatt ed infine al Days Inn tra le 21 e le 22 locali di ieri sera. Fonte:AdnKronos

Tragica conferma della "logica" terroristica. Non c'entrano le Crociate, non c'entra l'occupazione, non c'entra il colonialismo, accuse che con la Giordania nulla hanno a che fare. C'entra solo chi non la pensa esattamente come loro.






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8 novembre 2005

L'Unione non ritirerà le truppe dall'Iraq immediatamente. E' un mese che lo spieghiamo, ora se ne accorgono tutti.

ROMA - Non farò come Zapatero, promette Romano Prodi. Non ritirerà i soldati dall’Iraq subito dopo il voto. «Se vinco - annuncia - decideremo un’agenda per il ritiro delle nostre truppe. Lo decideremo la prossima primavera, perché forse non ci saranno più truppe italiane al momento delle elezioni. Sicuramente non farò colpi di teatro come ha fatto la Spagna». Una posizione molto simile a quella del leader Ds Piero Fassino, il quale ieri a un convegno sulle «Nuove sfide della Difesa», organizzato dal suo partito, ha detto che l’Iraq non va abbandonato al suo destino. «Se vinciamo le elezioni non è che ventiquattr’ore dopo diamo l’ordine di andare via tutti». L’idea è di mettere a punto «un calendario per il rientro, da concordare con gli alleati e le autorità irachene affinché l’Iraq cammini e non torni indietro». In pratica coincide con il piano del ministro della Difesa Antonio Martino. Difatti Martino gradisce e conclude che «governo e opposizione possono convergere su un’ipotesi di ritiro graduale». (...) Fonte: Corriere

L'avevamo spiegato già un mese fa e due settimane fa: l'Unione non ritirerà le truppe dall'Iraq il giorno dopo che andrà al governo. Le posizioni tra Berlusconi e Prodi si fanno sempre più vicine, complice l'avvicinarsi del ritiro "naturale" delle truppe italiane dall'Iraq. Ritiro che già Berlusconi ha in progetto di iniziare e di cui Prodi dovrà probabilmente solo gestire la parte finale. Come facevamo a sapere che le posizioni di Prodi e Berlusconi si sarebbero quasi sovrapposte? semplice: sappiamo leggere. Prodi ha sempre parlato di fissare un calendario per il ritiro delle truppe, che è cosa ben diversa del ritiro immediato che chiedono Bertinotti e Pecoraro Scanio. Che poi oggi i mass media si accorgano della cosa ci stupisce. Come ci stupisce ancor di più tutta la polemica sulle dichiarazioni di Emma Bonino di pochi giorni fa ("posizioni incompatibili con le nostre" tuonava la sinistra estremista), che si diceva contraria al ritiro delle truppe. In realtà ci avevano stupito anche le dichiarazioni della Bonino, che proclamando il no al ritiro delle truppe ha dato l'impressione di non aver letto le dichiarazioni di Prodi del mese scorso, creando quindi un vespaio inutile. O forse no?




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8 novembre 2005

Egitto: Mubarak promuove i fondamentalisti islamici per proporsi come unica alternativa possibile.

La grossa novità delle elezioni legislative che si inaugurano il 9 novembre in Egitto potrebbe essere lo sdoganamento dei Fratelli Musulmani. All'insegna di un tacito compromesso con il regime diMubarak su una spartizione più o meno concordata dei seggi del nuovo Parlamento, che farebbe emergere il movimento islamico come la principale forza d'opposizione.
E sulla base di un'ipotesi, condivisa con aspettative contrapposte, secondo cui sarebbe possibile perseguire per via democratica il traguardo di uno Stato islamico che abbia il Corano come Costituzione. (...) Sui 444 seggi del Parlamento assegnati con il sistema maggioritario, per cui concorrono 5.310 candidati, tra i 50 e i 70 seggi dovrebbero andare ai Fratelli Musulmani, contro i 17 attualmente detenuti. «Avremmo potuto presentare 444 candidati alla stregua del Pnd», ha dichiarato la «guida spirituale» Mohamed Mahdi Akef, «ma abbiamo deciso di non provocarli e di proporre solo 150 candidati». Strana logica di gestione di una democrazia più formale che sostanziale, dove la spartizione del potere viene stabilita dietro le quinte, mentre alla base non resta che ratificare decisioni imposte dall'alto. Ed è così che i Fratelli Musulmani, messi fuorilegge da Nasser nel 1954, di fatto riabilitati da Sadat nel 1970, potrebbero essere presto legalizzati da Mubarak. (...) Mubarak sembra volere legalizzare e far emergere i Fratelli Musulmani per scrollarsi da dosso l'accusa di essere un dittatore, modificando quel tanto che basta il quadro della democrazia formale, ma al tempo stesso per ammonire l'Occidente dal rischio dell'avvento al potere degli integralisti islamici qualora si insistesse per uno scrupoloso rispetto della democrazia sostanziale. Fonte: Magdi Allam sul Corriere

Mubarak, spinto dalle pressioni internazionali (soprattutto americane), sta cercando di fare il meno possibile per portare al democrazia nel proprio paese. Si vede "circondato" - dal Libano all'Iraq passando per l'ANP - da paesi che stanno transitando alla democrazia e non può rimanere alla finestra. L'Egitto ha tradizioni di leadership nel mondo arabo e rimanere indietro è qualcosa che l'orgoglio egiziano non accetterebbe. Da qui le finte aperture del dittatore egiziano:il quale tenta la carta azera (vedi post sotto) del bau bau fondamentalista per  legittimarsi come moderato. Non dobbiamo cadere in questo bluff. Dobbiamo continuare a spingere su una vera democrazia, e sul coinvolgimeto nel processo democratico non dei soli Fratelli Musulmani, ma anche delle altre realtà egiziane. La cosa buona è che fino a 5 anni fa nessuno di questi cambiamenti sarebbe stato pensabile. Speriamo che queste opportunità politiche non vadano sprecate.
P.S.
da notare, che il regime di Mubarak ha negato il permesso di monitorare le elezioni agli osservatori internazionali. Mentre i giudici egiziani (avanguardia democratica dell'Egitto)hanno  sentenziato il nulla osta al controllo delle elezioni da parte di ONG egiziane. Dall'universita di Al-Azhar invece, giunge una fatwa (editto religioso) sulla liceità della presenza di osservatori stranieri. La conferma che l'Islam non è poi tanto estremista come certi pseudolaici panarabi alla Mubarak (o Saddam Hussein)....





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8 novembre 2005

L'Azerbaijan al voto: da speranza di un islam liberale alla repressione comunista fino alle elezioni truccate di ieri.

(...)  negli anni precedenti alla Prima guerra mondiale - molto prima che Khomeini elaborasse la sua sintesi mortale di messianismo sciita, fondamentalismo di origine sunnita e teorie rivoluzionarie occidentali - un Paese sciita indipendente dava al mondo il primo esempio di un capitalismo costruito sul petrolio dove collaboravano in pace imprenditori musulmani, ebrei e cristiani, costruendo un'effimera ma scintillante Svizzera del Caucaso. Si trattava dell'Azerbaijan la cui capitale Bakù, il maggior porto petrolifero internazionale agli inizi del Novecento, fioriva di ville, teatri e perfino di un casinò considerato il secondo del mondo dopo Montecarlo. (...) diventato l'Azerbaijan indipendente dopo il crollo dell'Unione Sovietica, sono andati al potere con il colpo di Stato del 1993 di Heydar Aliyev che nel 2003, morente, ha lasciato il potere al figlio Ilham, dopo una sequela di elezioni caratterizzate da intimidazioni e brogli. Nelle elezioni del 6 novembre Ilham dichiara di avere vinto, ma ci sono stati nuovi brogli, in alcuni casi clamorosi.
La situazione è tesa, e non si può escludere una rivoluzione pacifica di tipo ucraino o kirghiso. Ma sarà decisivo l'atteggiamento dell'Occidente, dove non manca chi sostiene Aliyev, affermando che almeno controlla il fondamentalismo islamico. Tutti i dittatori dell'Asia Centrale agitano lo spauracchio del terrorismo, ed è vero che nel Paese ci sono un centinaio di militanti sunniti di Al Qaida e qualche migliaio di Hezbollah sciiti manovrati dall'Iran. Tuttavia la maggioranza degli sciiti azeri è moderata, e ha come punto di riferimento Ilgar Ibrahimoglu, fautore del dialogo inter-religioso e imam della moschea Juma, riaperta nel 1992 ma che Aliyev ha chiuso nel 2004 e vuole di nuovo trasformare in museo del Tappeto. I musulmani moderati, sciiti e anche sunniti che guardano al modello turco, sono al cuore dell'opposizione contro Aliyev.L'Occidente può salvare quest'ultimo, che comunque ha finora garantito l'ordine pubblico e il passaggio degli oleodotti fino al porto di Bakù. Ma se alla fine in Azerbaijan andasse al potere un islam sciita moderato, l'esempio azero potrebbe costituire una lezione e una speranza per l'Iran. Fonte: Il Giornale.it

L'Azerbaijan rappresenta il tipico esempio di come l'islam fondamentalista venga agevoalto dall'esterno: prima grazie all'azione dei sovietici, oggi dei "realpolitiker" che vogliono un dittatore laico evocando una minaccia fondamentalista. Un po' come, si diceva, era meglio la "stabilità" di Milosevic che dare la libertà (e il diritto di non essere massacrati) ai "pericolosi musulmani della Bosnia". Quando impareremo che islam non è uguale a fondamentalismo, ma che è importante distinguere tra islam moderato e islam fondamentalista faremo un ottimo servizio all'islam e a noi stessi. L'islam moderato lo si rafforza facendolo crescere, non opprimendolo. E se anche in Azerbaijan arrivasse una democrazia, l'Iran sarebbe ancora più isolato. Gli Usa, per fortuna, si sono già espressi criticamente contro le elezioni truccate. La Russia di Putin, tanto per cambiare, è dalla parte del regime.




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7 novembre 2005

Fassino spinge l'Unione verso gli USA. Sbagliando.

"Se vinceremo collaboreremo lealmente con Bush. E' stato scelto dagli elettori: chi governa l'Italia fa i conti con il presidente americano che c'è”. In una intervista a La Stampa il segretario dei Ds Piero Fassino ha parlato della missione italiana in Iraq e dei rapporto con gli Stati Uniti.

“Gli Usa conoscono la nostra lealtà quando abbiamo funzioni di governo. L'Italia è stata capofila dell'impegno europeo nei Balcani negli anni del centro sinistra. Per le responsabilità che avevo al ministero degli Esteri mi consultavo quotidianamente con l'amministrazione Clinton".

Sui rapporti con le Nazioni Unite, Fassino ha sottolineato "Bush ha un atteggiamento diffidente con l'Onu. Ma anche lui ne ha bisogno: dopo aver deciso unilateralmente la guerra in Iraq, ha dovuto fare approvare dal Consiglio di sicurezza una risoluzione che sanasse la ferita di una guerra giudicata illegittima dallo stesso Kofi Annan”. (...) Fonte: RaiNews24

Sempre molto generoso Fassino, che cerca di spingere l'Unione verso posizioni più democratiche. L'unico errore che commette però - tipico dei politici italiani - è quello di dialogare CON qualcuno invece che PER qualcuno. Mi traduco: invece di lanciare un dialogo CON gli Usa, il segretario DS avrebbe dovuto lanciare un dialogo CON gli iracheni. Avrebbe quindi dovuto dire:"se vinceremo le elezioni, decideremo insieme agli iracheni il calendario del ritiro delle truppe. Lo decideremo con il governo iracheno democraticamente eletto: se ci chiederanno di restare resteremo, se ci chiederanno di andare, ce ne andremo. E' il popolo iracheno che deve decidere, nè Bush nè Bertinotti".




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4 novembre 2005

Contro la fiaccolata per Israele, contro la guerra, il 5 novembre in piazza davanti all'Ambasciata Usa.

A proposito della manifestazione davanti all’ Ambasciata Iraniana che avrà luogo questa sera, la segreteria nazionale (...) ha pubblicato un manifesto, qui allegato, che sintetizza l’opinione di una maggioranza silenziosa di italiani il cui messaggio è: ” (...) non vogliamo altre guerre”.
Come ha affermato il segretario nazionale (...) : “in Italia si è, purtroppo,costituito un partito della guerra capeggiato dal Ministro degli Esteri (...) la politica estera italiana ha oramai reciso ogni legame con la sua tradizione di equilibrio riguardo i problemi mediorientali”.
Se c’è un partito della guerra “c’è anche un movimento forte e maggioritario in tutta l’ Europa che è decisamente antiguerra e che è pronto a scendere in piazza per bloccare a tutti i costi questa ultima, folle avventura”. (...) conferma la sua manifestazione sabato 5 Novembre davanti all’ Ambasciata Americana in Via Veneto “per fermare i nuovi venti di guerra”.

Indovina indovinello, chi non ha partecipato alla manifestazione pro-Israele e ha fatto queste dichiarazioni? Scoprilo cliccando qui




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4 novembre 2005

Non dimentichiamo che la bomba atomica iraniana potrebbe colpire anche europei e palestinesi

Roma, 3 nov. (Adnkronos) - Le parole del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad sono ''inaccettabili. Ma la cosa inquietante e' che l'Iran sta facendo i preparativi per dare sostanza a questi attacchi verbali''. Lo sottolinea a 'Libero' l'ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Oded Ben Hur, parlando di ''minaccia globale'' e rilevando come Teheran ''recentemente ha costruito i missili Shiiab 3 e Shiaab 4 che hanno una gittata di 4 mila chilometri''. ''Dunque nel mirino -osserva il diplomatico- potrebbe finire non solo Israele ma praticamente tutte le capitali dei principali Stati europei. Nessuno ora -avverte- puo' credere di essere al sicuro, che la cosa non lo riguardi.(...)

E già, sembra che qui si manifesti solo per Israele. Ma non bisogna dimenticare che Israele è in prima linea, è vero, ma poi ci siamo noi occidentali. L'abbiamo visto con i kamikaze che si facevano esplodere a Tel Aviv e che poi sono arrivati anche qui in Europa. Inutile pensare che i Khomeinisti di Teheran nulla hanno a che fare con noi.
Una postilla: nessuno ha pensato che se l'Iran mandasse una (due, tre) bombe atomiche su Israele, anche l'Autorità Palestinese verrebbe pesantemente coinvolta? O qualcuno pensa che le atomiche siano così "intelligenti" da fermarsi ai confini di uno stato?




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3 novembre 2005

Ahmadinejad ha un pregio: ci obbliga a vedere la possibilità di una guerra nucleare

Sento già i primi rimpianti per il precedente Presidente Khatami, il cosiddetto "moderato". Khatami, per intenderci, è l'uomo che dopo aver vinto due elezioni e governato per 8 anni, ha aperto la strada al trionfo di Ahmadinejad. Ha schifato gli iraniani che avevano sperato il lui, non riuscendo a portare a casa una riforma decente della Repubblica iraniana, che infatti sono rimasti a casa alle ultime elezioni delusi dalle non riforme.
Attenzione però, la differenza tra Khatami e Ahmadinejad è solo nel linguaggio, le idee sono le stesse: entrambi non hanno mai pronunciato la parola Israele (riconoscendone quindi il diritto a esistere), entrambi hanno continuato a costruire il nucleare, entrambi hanno sempre scritto sui missili delle parate militari che erano destinati a Israele, entrambi hanno sempre finanziato i gruppi terroristici che hanno massacrato i cittadini israeliani.
La differenza? è che Khatami parlava bene, si rendeva accettabile agli interlocutori che non volevano vedere la minaccia  nucleare iraniana e, quindi, potenzialmente era ancora più pericoloso. Non permetteva infatti al mondo di capire quali fossero i veri pericoli provenienti dall'Iran (anche se non bisogna dimenticare che, quando venne a Roma, si rifiuto durante una conferenza stampa di rispondere a una domanda di un giornalista perchè israeliano. E Veltroni, anche in quell'occasione, si comportò egregiamente rifiutando di incontrare Khatami). Anche perchè non bisogna dimenticare che - al di là di Khatami e Ahmadinejad - quello che veramente conta è Khamenei, la Suprema guida. E' lui che guida l'esercito e ha il vero potere in mano. Gli altri sono figure istituzionali di rilevanza molto relativa. E Khamenei si è sempre detto favorevole all'eliminazione di Israele.
Insomma, il "pregio" di Ahmadinehad è che obbliga il mondo a vedere quello che non voleva vedere: l'obiettivo strategico della prossima potenza nucleare iraniana è distruggere Israele (ebrei, musulmani o cristiani, non importa). Ora non si deve più perdere tempo a convincere gli interlocutori che l'obiettivo è quello. Possiamo passare finalmente a discutere sul come bloccare i Khomeinisti dallo scatenare una guerra nucleare. non dimentichiamo infatti che Khamenei ha detto più volte che quando avranno i missili nucleari li utilizzeranno. Se anche Israele dovesse rispondere infatti -ha sempre detto Khamenei - la perdita di milioni di vite islamiche varrebbe comunque la fine dello Stato di Israele. Più chiaro di così...




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2 novembre 2005

I musulmani italiani si dividono su un'eventuale genocidio del popolo di Israele

I musulmani italiani si dividono di fronte alla fiaccolata di domani davanti all'ambasciata iraniana a Roma convocata dal Foglio in difesa dello Stato di Israele. Mario Scialoja, presidente della Lega musulmana, ci sarà. "A titolo individuale", precisa. Ma la sua presenza è un segnale forte. Hamza Roberto Piccardo, che rappresenta l'Unione delle comunità islamiche (Ucoii) invece dice che l'Islam oggi e domani è impegnato nella festa della fine del digiuno. "Chiederci di pensare ad altro sarebbe come chiedere a un vescovo di fare finta che non è Natale", spiega. E comunque al diktat del presidente dell'Iran Ahmadinejad l'Ucoii non si è mai interessato. "E' una questione lontana da noi", aggiunge Piccardo. (...) Comune di San Giovanni

E' inquietante che vi siano associazini islamiche che giocano ad evitare di schierarsi quando c'è di mezzo un eventuale secondo genocidio del popolo di Israele. Plaudiamo Scialoja, anche se ci inquieta il suo essere alla manifestazione a "titolo personale". E gli altri suoi colleghi? che ne pensano della distruzione di Israele? Piccardo non si smentisce come interprete dell'islam più retrivo e più analfabeta, tanto da non sapere neppure quanto dice il Corano (17:104) "Dicemmo poi ai figli di Israele: abitate la terra. E quando si compirà l'ultima promessa, noi vi riuniremo tutti insieme".
Dubito che il Corano intendesse dire di riunire i figli di Israele per massacrarli...:-)

Comunque non bisogna dimenticare che vi sono anche molti musulmani che aderiranno alla manifestazione pro-Israele: vedi questo e quest'altro articolo di Magdi Allam





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2 novembre 2005

Il regime iraniano reagisce alle manifestazioni pro-Israele con l'antigiudaismo, le bombe e ricatti al Vaticano

Contro gli "italiani sionisti" una manifestazione parallela domani a Teheran davanti all’ambasciata di Roma. (....)"Sono tutti sionisti gli italiani che parteciperanno alle manifestazioni contro la Repubblica islamica", si legge nel testo che annuncia la contro-fiaccolata. E poi ancora un articolo che riprende una leggenda che circola a Teheran e attacca gli Agnelli: Edoardo (che nella versione iraniana si era convertito allo sciismo) sarebbe stato ucciso da un "complotto ebraico" che puntava ad affidare l’azienda al ramo Elkann della famiglia. Con una nota di sarcasmo e disprezzo sul caso che ha recentemente coinvolto Lapo. In precedenza la Fars aveva visto infiltrati israeliani nelle file di Al Qaeda e tra gli uomini del terrorista Al Zarkawi: lo Stato ebraico "sta organizzando i principali attacchi terroristici in Iraq". E ancora: "Le squadre di Israele a Bagdad hanno condotto omicidi di stranieri". L’agenzia si è spinta anche ad attribuire gli attentati di Londra a una "trama ebraica". (...) Fonte: Affari italiani

Dopo il delirio antiebraico del governo iraniano, ecco le bombe contro gli uffici inglesi di Teheran. Senza contare che sta per iniziare una poderosa sostituzione degli ambasciatori iraniani all'estero "moderati" con veri "pasdaran della rivoluzione". Hanno già cominciato con l'Ambasciatore iraniano a Londra e prossimamente si prevede la sostituzione di quello di Ginevra (presso la sede Onu), della Francia e della Germania. Fonti studentesche parlano di 40 ambasciatori in via di sostituzione entro marzo. Il regime ringhia, sta a noi non farci spaventare e rispondere con altrettanta determinazione e freddezza. A cominciare dal rifiutare i ricatti che Ahmadinejad vuole imporre al Vaticano per obbligarlo al silenzio sul diritto di Israele ad esistere: pena la "libertà di culto dei fedeli della comunità cristiana in Iran".




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28 ottobre 2005

I gufi antiBush non è che le hanno proprio azzeccate tutte....

Anni ‘90: Intervenire in Iraq? Non sia mai! Basta chiudere l’Iraq “in un box” e se ne starà tranquillo. Intervenire provocherebbe un nuovo Vietnam
2001-2003: Rovesciare un dittatore arabo in Iraq e sostituirlo con una democrazia costituzionale? Figuriamoci! Una guerra sarebbe “un pantano” e solleverebbe tutto il mondo arabo contro l’Occidente.
2003-2004: Far funzionare una democrazia lì dove non c’è mai stata? Figuriamoci! In Iraq, tempo pochi mesi e scoppierà una guerra civile!
2005: una costituzione laica e federale? Figuriamoci! Gli sciiti sono integralisti e imporranno la teocrazia e i sunniti faranno naufragare la Costituzione perché sono tutti nostalgici di Saddam.
25 ottobre 2005: la Costituzione Irachena è stata approvata nei tempi previsti. In termini assoluti, il 63% degli Iracheni è andato a votare al referendum per la sua approvazione e il rapporto fra i favorevoli e i contrari alla nuova legge suprema è di 3 a 1 a favore dei primi.
Ora tutti quelli che hanno gufato ammettano i loro errori.  Fonte: Stefano Magni





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28 ottobre 2005

Sulla Siria e il Libano la Francia segue gli USA. Ma Putin in riedizione sovietica si mezze di traverso.

La bozza di risoluzione che Stati Uniti, Francia Inghilterra presenteranno lunedì al Consiglio di sicurezza prefigura una escalation nella crisi siro-libanese,perché punta direttamente a destabilizzare il regime siriano. Il suo dispotico tecnico, infatti, prevede l’interrogatorio, fuori dalla Siria, il possibile e probabile arresto e la confisca dei beni dei gerarchi accusati dal “rapporto Mehlis” di aver organizzato l’assassinio dell’ex premier Rafiq Hariri. Apparentemente niente di più di quanto l’ONU ha già fatto con i terroristi libici di Lockerbie o con Milosevic e altri carnefici dei Balcani. Ma oggi in Siria, questa iniziativa giudiziaria colpirebbe il cuore stesso del regime e umilierebbe personalmente Bashar al Assad (...) Non vi sono precedenti al tentativo di “esportazione della democrazia per via giudiziaria” prefigurato in questa bozza di risoluzione ONU, che mira a una destabilizzazione di un regime pienamente regnante. Ma non è detto che la risoluzione sia poi approvata dal Consiglio di Sicurezza. Vladimir Putin infatti ha assicurato piena solidarietà per telefono a Bashar al Assad, e subito questa si è concretizzata nell’annuncio di Mikhail Kamynin, portavoce del ministro degli Esteri russo: “La Russia farà il possibile affinché non vi siano tentativi di imporre sanzioni alla Siria”. L’effetto della risoluzione risulta nullo se sono eliminate le sanzioni, ma proprio questo è l’obiettivo di Putin che si colloca così in piena continuità della tradizione imperiale sovietica. (...) E’ uno scenario magmatico, che può rendere inefficace l’azione dell’ONU e che comunque segna il fallimento definitivo della “politique arabe” di Jacques Chirac. Per tre anni è stata infatti proprio la Francia a legittimare la posizione antiamericana di Putin nei confronti dell’Irak, così come, sin poco prima dell’omicidio Hariri, ha legittimato lo stesso regime siriano imponendo all’Unione Europea la stipulazione dell’accordo di associazione. Ora a partire dal Libano, Parigi tenta di virare e di affiancarsi alla politica di democratizzazione del Medio Oriente di George W.Bush, ma si ritrova intralciata proprio dai suoi alleati di ieri. Fonte: Il Foglio





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27 ottobre 2005

Khaled Fuad Allam su come l'Europa dovrebbe cambiare atteggiamento sull'Iraq.

(...) A quasi tre anni dall’inizio della guerra, è necessario per il centrosinistra italiano un nuovo sguardo sul Medio Oriente e sul mondo arabo: oggi, che lo si voglia o no, quel mondo sta cambiando perché la guerra in Irak inaugura comunque quello che è stato chiamato il “momento americano”, e mette in luce l’assenza di un progetto politico europeo sulle grandi questioni che attraversano quelle società. Certo, si tratta di una “democratizzazione imperiale”, su cui pesano palesi errori: destrutturazione della società irachena attraverso la totale cancellazione del vecchio apparato dello stato legato al partito Baath; percezione comunitarista di quella nazione, per cui la building policy è partita dal presupposto di una società etno-confessionale divisa. (...) Le pressioni esercitate dagli Stati Uniti sulla Siria hanno già ottenuto l’abbandono del protettorato siriano sul Libano; e questo non va separato da quanto è avvenuto in Irak. (...) I radicali, ora prossimi a ricongiungersi al centrosinistra unendosi ai socialisti di Boselli, sono stati i primi in Europa a sollevare il problema della democratizzazione del mondo arabo, come pure in molte altra aree extraeuropee.La Margherita, in un recente convegno su “Islam e Democrazia”, ha iscritto la questione democratica tra le questioni più importanti della politica internazionale del centrosinistra.(...) Mentre la “democratizzazione imperiale” americana ha bruscamente inaugurato una nuova era per i popoli del Medio Oriente, il centrosinistra italiano deve promuovere uno sguardo autentico sulle società civili del mondo arabo, tenendo conto che non si tratta di quelle dei paesi dell’Est: il Libano non è l’Ucraina, e quel mondo oppresso da dittature e regimi autoritari per oltre cinquant’ani – e, prima dai regimi coloniali – non ha avuto il suo Solgenitzin, non ha avuto il suo “Arcipelago Gulag”, non ha saputo denunciare al mondo la barbarie che stava subendo. Certo, non vi è stato un universo concentrazionario come nell’URSS; ma molti hanno pagato personalmente la denuncia dell’assenza di libertà. Inoltre si deve sottolineare che l’Europa raramente ha ascoltato le voci di dissidenza da quel mondo, voci che gridavano l’assenza di libertà.(...) In quest’ottica la questione turca è di fondamentale importanza, perché anch’essa porta a rovesciare tutte le precedenti prospettive; se entrerà nell’Unione Europea, quella della Turchia non sarà una storia a parte ma parte di una storia, la storia ‘Europa.(...) Fonte: La Repubblica

Il titolo dell'articolo è : "E' esportata, ma è democrazia". D'accordo al 100%






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27 ottobre 2005

Se gli elettori iracheni sono i veri resistenti, li vogliamo aiutare?

Dal 9 aprile 2003 in Iraq c’è una guerriglia guerreggiata tra chi vuole tagliare le teste e chi invece vuole contarle. Tra chi sequestra le persone e chi le invita a votare. Tra chi spara agli operai in fila per un posto e chi intende trovare un posto agli operai in fila. Tra chi pretende una laica dittatura dell’Imamato o del Baath e chi spera di coltivare la fede islamica in uno Stato laico. Tra chi esige di nascondere le donne sotto veli di feroce ipocrisia misogina e chi vuole pari diritti per Marte e Venere. Tra chi ama la morte più della vita e chi difende la vita rischiando la morte. Le differenze sono tutte qui, le ragioni per scegliere da che parte stare pure.
Ma tanta Europa guarda ancora altrove, liquidando l’Iraq, cioè il principale fronte della guerra al terrorismo, il campo di battaglia dello scontro aperto dall’inciviltà, così: “Ah, sì, è quella cosa su cui non siamo stati d’accordo con gli anglo-americani; meglio, così ora se la sbrigano loro”. Come se la madrilena Atocha, la metropolitana londinese, il regista Theo van Gogh, i bambini israeliani, le Torri di New York, gli alberghi di Sharm o di Bali, la scuola di Beslan fossero sempre tragedie dell’altro mondo. Per fortuna, gli iracheni, come prima di loro gli afghani e dopo di loro i palestinesi, iniziano a sbrigarsela davvero da soli, con l’aiuto di chi ha scelto da che parte stare e che cosa fare.(...) Perché le diplomazie franco-tedesche e affini non cambiano passo: dall’accidia del “comunque avevamo ragione noi” alla collaborazione del “che si può fare per aiutare gli iracheni?”? Perché anche la sinistra e la stampa pseudoresistente italiane non iniziano a porsi questi interrogativi? Perché sono scarse le critiche ai paesi arabi che per paura che la voglia di voto vero si diffonda nella regione (come peraltro già sta accadendo in Egitto, Libano, Palestina) si dimenticano della fratellanza araba nei confronti della Mesopotamia liberata?
Ora diranno che però l’Iraq è il nuovo Vietnam, che però il rebus sunnita non è ancora del tutto risolto, che però il terrore continuerà a fare stragi, che però gli anglo-americani sono invasori (invasori che scortano ai seggi gli anziani che devono votare?), che però il processo a Saddam non è molto in stile anglo-sassone, che però insomma Baghdad non è Ginevra. I però stanno a zero. (...) Fonte: Il Foglio

Come ha detto giustamente Fassino, i milioni di iracheni che sono andati a votare sono i veri "resistenti". E allora, carissimo Piero, quando c'è uno scontro tra resistenti e fascisti io non avrei dubbi sulla parte con cui schierarmi. Forse sarebbe l'ora di aprire una riflessione su questo. La neutralità - nell'eterna guerra tra dittatura e democrazia - non può essere un opzione eticamente sostenibile. 




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25 ottobre 2005

L'Iraq ha una Costituzione votata da tre iracheni su quattro. Un trionfo della democrazia e di George W. Bush.

BAGHDAD - Il progetto di costituzione irachena è stato approvato con il 75 per cento di sì e il 21 per cento di voti contrari. Lo ha precisato la Commissione elettorale irachena, che ha comunicato oggi i risultati definitivi del referendum sulla costitutione tenuto il 15 ottobre. Il tasso di partecipazione voto è stato del 63 per cento.

Per bloccare la costituzione era necessario che tre province bocciassero il testo con una maggioranza di due terzi. Secondo i risultati, due province sunnite hanno detto no al testo con una percentuale superiore al 66%, mentre quella di Ninive, il cui risultato è giunto oggi, ha bocciato il testo solo con il 55 per cento dei voti. Fonte: SwissInfo

Il terrorismo continua a colpire l'Iraq, ma la democrazia non cede. Anzi. La partecipazione al voto, nonostante le minacce dei tagliatori di gole, è stata ancora maggiore di quella del primo voto democratico. Ben il 63% della popolazione irachena si è espressa. La Costituzione è stata votata dal 75% dei votanti, un altro schiaffo morale ai terroristi. Emerge sempre più chiaro come sia stato giusto scommettere sul popolo iracheno e la sua capacità di gestirsi democraticamente. Tanto di cappello al "texano ignorante" George W. Bush, che sta perdendo consensi in tutti i sondaggi pur di portare a termine la "missione irachena". Contro tutto e tutti (non senza commettere errori, per carità) sta vincendo la scommessa irachena: mantenere gli impegni e le scadenze fissate dopo la guerra. Governo provvisorio USA, passaggio di poteri a un governo iracheno provvisorio, elezioni, passaggio di poteri al primo governo democraticamente eletto, stesura Costituzione, approvazione della stessa da parte del popolo e, tra un mese e mezzo, nuove elezioni. Il tutto nonostante il bagno di sangue che coinvolge l'Iraq. Capiamo bene come e perchè i terroristi in Iraq siano scatenati. Probabilmente avevano capito prima di noi che Bush voleva fare le cose sul serio e portare in Iraq cio' che loro odiano di più: la democrazia.




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25 ottobre 2005

Dopo il successo referendario, i sunniti iracheni a un passo dal coinvolgimento nel processo democratico.

(...) il referendum. Sono passati dieci giorni e di ufficiale c'è soltanto il dato sull'affluenza: 63,78%, contro il 58% del voto di gennaio. Fanalino di coda la provincia di Anbar, dove però si è andati dal 2% di dieci mesi fa al 32% del 15 ottobre. Il maggior numero di votanti si registra a Erbil con quasi l'85%. Chi ha vinto? Nei palazzi del governo da giorni la vittoria del sì è data per acquisita. I no avrebbero prevalso con oltre i due terzi dei voti solo in due province (Anbar e Salahaddin) contro le tre necessarie per bocciare la Costituzione. Nella provincia di Ninive (quella di Mosul) i no si sarebbero fermati ai 55%. Ancora un 11% e la Costituzione non sarebbe passata.(...) Tarik Al Hashimi è convinto che i sunniti non torneranno indietro. E' segretario generale del Partito Islamico Iracheno, il più radicato movimento politico sunnita, quello che pochi giorni prima del referendum ha accettato gli emendamenti alla Carta proposti dalla maggioranza (su pressione Usa) schierandosi per il sì. E spaccando così il fronte del no benedetto degli ulema, l'associazione dei capi religiosi sunniti. «Ma il referendum appartiene al passato — dice Hashimi al Corriere — La cosa importante è che i sunniti hanno votato in massa. E che torneranno a votare. E' finito il tempo in cui se ne stavano in casa mangiando pistacchi davanti alla tv, mugugnando alla vista di politici eletti da altri». Ma il referendum non ha spaccato i sunniti? Hashimi sostiene il contrario: «Per le elezioni di dicembre stiamo lavorando a una grande alleanza tra i vari partiti. Quelli che si sono schierati per il no, come il Dialogo Nazionale e la Conferenza Irachena. Noi che abbiamo chiesto di votare sì». State lavorando o è cosa fatta? «L'accordo già c'è». E la rottura sulla Carta? «La Costituzione potrà essere emendata dal Parlamento che nascerà a dicembre. E per questo è necessario che i sunniti si presentino uniti al voto sotto l'ombrello del Fronte Armonico Iracheno».
Saleh Motlaq del Dialogo Nazionale è meno certo: «Vedremo. Comunque i sunniti andranno a votare». (...) Fonte: Corriere

Comunque andrà il referendum, il fatto che ormai il grosso dei sunniti andrà a votare alle prossime elezioni politiche del 15 dicembre è un buon segno. Significa che accettano di entrare nel grande gioco della democrazia. Insomma, il trend è positivo. E porterà maggiori chances di combattere il terrorismo interno iracheno. Se infatti i terroristi iracheni saranno isolati anche dai sunniti (ed è probabile che lo saranno, visto che è probabile che al-Zarkawi reagirà male alla scelta sunnita di partecipare alle elezioni), sarà il solo terrorismo di matrice siriana a dover essere contrastato. E credo che la Siria tra poco si troverà con le spalle al muro (visti i due rapporti Onu) e avrà altro a cui dedicarsi che non il terrorismo iracheno.






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24 ottobre 2005

L'Onu per la seconda volta si pronuncia contro la Siria. Il cerchio si stringe intorno a Assad.

Tel Aviv, 23 ott. (Adnkronos) - Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite punta il dito contro Damasco, stando a quanto rivela oggi il quotidiano israeliano ''Ha'aretz'' sul suo sito: si tratta del documento messo a punto dall'inviato speciale dell'Onu Terje Roed-Larsen, incaricato di verificare il grado di rispetto da parte della Siria della risoluzione 1559 con cui il Consiglio di Sicurezza chiedeva il ritiro dal Libano. Il rapporto ottenuto dal quotidiano israeliano e che verra' presentato la settimana prossima al segretariato e al Consiglio di Sicurezza Onu sostiene che Damasco, pur avendo proceduto al ritiro dell'esercito dal Libano, non ha sospeso il proprio intervento militare indiretto e quello, diretto, di intelligence in Libano e rifornisce di armi varie milizie.

Il rapporto di Roed-Larsen portera' a maggiori pressioni sulla Siria, commenta ''Ha'aretz'' perrche' accusa il regime di Damasco di non aver realmente ottemperato alla risoluzione 1559 adottata il 2 settembre 2004 dal Consiglio di Sicurezza, ed ha preferito mantenere il proprio controllo militare indiretto sul Libano. Rientrano in questo controllo indiretto - spiega ancora il quotidiano israeliano - i rifornimenti di armi a Hezbollah ed alle milizie armate palestinesi, molti dei quali finiscono nei campi profughi. Fonte: AdnKronos

E ora vediamo di cosa sarà capace l'Onu. Dopo decenni di silenzio, finalmente l'Onu si è decisa di rendere pubbliche le magagne siriane (ricordiamo infatti che l'occupazione del Libano era più di 15 anni che andava avanti, e da altrettanto tempo il regime di Damasco finanzia i terroristi del Medio Oriente). Ora però, sarebbe il momento di passare all'azione: isolamento internazionale, sanzioni, ecc. Altrimenti è tutto inutile. E il fatto che la Francia sia concorde con gli Usa sulla linea pro-democrazia (almeno per il Libano), lascia ben sperare.




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24 ottobre 2005

Gli amici e gli ex amici di Saddam che non ricordano

Diciamoci la verità: Saddam è piuttosto bello, adesso. (…) Ha la ieraticità, Saddam, di tutti i processati e i condannati che incarnano la rivincita, da Maroncelli a Sacco e Vanzetti. Forse per questo piace, perché incarna la strategia del processo politico, dove non contano le accuse, ma la voglia di condannare, e dove non conta la difesa in punta di fatto, ma il rifiuto di sottoporsi al giudizio. (...) Piace, il despota a tutti quelli che, coerentemente, se lo son fatti piacere quando era al potere. Fosse solo in nome dell’antiamericanismo, o degli affari, o dell’embargo da sfidare, o di qualunque altra cosa abbia potuto unire Haider e Battiato, Un ponte per… e il leghismo, Rifondazione e Formigoni, Milosevic e i fraticelli di Assisi: diciamo tenere una porta aperta alla speranza, non interrompere il filo che legava al mondo il popolo iracheno? Diciamo così, ma diciamo anche che per fare questo si sono chiusi gli occhi su molte cose, non ultime quelle che dodici capi d’imputazione riassumono malamente, e ce le ricordano. E diciamo anche che in quella porta aperta passavamo anche noi giornalisti, così severi e a schiena diritta oggi nel giudicare l’Iraq, almeno quanto fummo duttili, e relativisti quando Saddam era al potere (e se facessimo un Blob con i servizi della televisione italiana, e anche quelli dei giornali, in occasione delle due ultime scadenze elettorali, e accanto i servizi sull’ultimo referendum di Saddam, vinto con il 99 % dei voti?) (...)

 
 
(Nella foto, Rumsfeld che stringe la mano a Saddam 22 anni fa. Non tutti gli interventisti, naturalmente, strinsero la mano a Sadam Hussein, anzi. I Neocon furono i più acerrimi contestatori dei legami tra Usa e Iraq. Una cosa è certa, però: quando Rumsfeld incontrò Saddam, egli non aveva ancora compiuto stermini di massa. Il che non lo esenta comunque da critiche, beninteso. Poichè lo stile sanguinario di Saddam era già noto, a chi lo volesse vedere.)



Alcuni parlamentari pacifisti (Pecoraro Scanio, Rizzo, Cossutta, ecc) che stringono la mano al Ministro degli Esteri di Saddam Hussein nel febbraio 2003. Non tutti i pacifisti, naturalmente fecero così. Veltroni si rifiutò di stringere la mano al braccio destro del macellaio iracheno.
Grazie a NoWay




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21 ottobre 2005

Omicidio premier libanese Hariri: l'indagine Onu punta alla Siria di Assad. La collaborazione palestinese

«Vista l'infiltrazione delle istituzioni e della società libanese dei servizi segreti siriani è difficile immaginare uno scenario di complotto per un assassinio così complesso senza il loro coinvolgimento».
L'omicidio «così complesso» a cui si riferisce il documento di 53 pagine, redatto dagli inquirenti delle Nazioni unite e consegnato stamani al segretario generale Kofi Annan, è quello di Rafik Hariri, l'ex premier libanese ucciso il 14 febbraio scorso con un'autobomba durante una parata politica. Il rapporto dell'Onu non risparmia particolari inquietanti e testimonianze dirette del coinvolgimento siriano in un omicidio che è stato «deciso a tavolino quattro settimane dopo l'adozione della Risoluzione Onu» sul ritiro di Damasco dai confini libanesi. «Lo mandiamo a fare un lungo viaggio, ciao, ciao Hariri», avrebbe detto nell'ottobre 2004, secondo una testimonianza citata dagli inquirenti, il generale Mustafa Hamdan, uno dei quattro pezzi grossi dell'esercito sotto arresto. Ma è solo una delle tante testimonianze citate dall'Onu che gettano luce sulla regia dietro l'attentato. (...)
Pronti ad approfittare del colpo inferto dall'Onu ad Assad, oltre agli americani, sono gli israeliani che, a destra come a sinistra, auspicano ora un ricambio della leadership siriana, arcinemica di Gerusalemme a causa della contesa territoriale sulle alture del Golan e dunque grande finanziatrice di alcuni settori iper-militarizzati dell'Intifada palestinese come il Fplp. Ieri, parlando alla radio di Tel Aviv, è stato lo stesso Shimon Peres, il grande vecchio del Labour, ad auspicare un cambiamento a Damasco. Con parole insolitamente dure che chiamano in causa l'Onu e il suo impegno a rafforzare il processo democratico in tutto il Medio Oriente: «E' inaccettabile che una piccola minoranza come quella degli Assad continui a governare su un grande Paese», ha dichiarato. Una frase che Peres, uomo solitamente molto riflessivo, avrà meditato a lungo. Ma che dice una cosa: che si sta avvicinando il momento della resa dei conti a Damasco. Probabilmente, senza eserciti né spargimenti di sangue. Fonte: Panorama

Non solo, ma nel rapporto Onu si indica che anche il gruppo palestinese filo siriano guidato da Ahmed Jibril, il Fronte Popolare di liberazione della Palestina-Comando generale (Pflp-Gc) sia coinvolto (il rapporto Onu sostiene che il gruppo di Jibril abbia collaborato con i servizi segreti libanesi e siriani nella preparazione del camion-bomba imbottito di una tonnellata d'esplosivo e utilizzato nell'attentato del 14 febbraio) nell'omicidio di Hariri. Forse questa indagine servirà a far capire una volta per tutte che il Medio Oriente non è a compartimenti stagni. La Siria e l'Iran finanziano i nemici della pace in tutta la regione. Finchè non li si metterà con le spalle al muro, sarà dura fermare la violenza in quella martoriata regione.




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20 ottobre 2005

L'inizio del ritiro Usa dall'Iraq è questione di mesi. L'esercito iracheno è quasi pronto. Il ritiro delle truppe italiane sarà superfluo.

Il successo del referendum elettorale è stata l'ennesima dimostrazione del crescente livello di capacità raggiunto dalle forze di sicurezza irachene e dalle forze della coalizione. La guerriglia non è riuscita a condurre azioni eclatanti, né a sviluppare una quantità di operazioni offensive tali da impedire il regolare svolgimento delle consultazioni. E se un analogo risultato sarà ottenuto durante le elezioni legislative di gennaio 2006, davvero si potrà cominciare a ridurre i contingenti statunitense ed alleati in Irak.(...) Il fattore tempo sta giocando in favore delle forze della coalizione: ogni settimana che passa vede crescere il numero dei reparti iracheni, la loro capacità, il morale del personale, la qualità e quantità dell'equipaggiamento.(...) Un numero crescente di questi reparti è di categoria 1 o 2, unità capaci di operare con un discreto grado di autonomia dalle forze Usa. Se a marzo 2005 i battaglioni dell'esercito con questo standard erano 21, a ottobre si è giunti a quota 39 e a gennaio il numero sarà vicino a 45. Intanto è migliorata la qualità dei quadri, sia degli ufficiali, sia dei sottufficiali. Il passo successivo prevede la costituzione di unità complesse, brigate e divisioni, che nei prossimi mesi potranno cominciare a sostituire i reparti americani ed alleati almeno nelle 14 province più stabilizzate. Fonte: Andrea Nativi de Il Giornale

Buone nuove, direi. Anche in vista del 9 aprile 2006, nel caso che l'Unione vinca le elezioni in Italia. Prodi infatti dice sempre che non ritirerà le truppe immediatamente, ma stilerà un calendario per il ritiro delle truppe. I nostri reparti con ogni probabilità si può presumere che saranno già sulla via del ritiro (visto anche quanto dichiara Berlusconi, che ha parlato di gennaio e che nei fatti ha già iniziato il ritiro) se non già tutti a casa. Insomma, per quanto riguarda l'Iraq, l'eventuale vittoria dell'Unione non dovrebbe impattare per nulla. Per le altre missioni invece, Prodi ha già confermato la presenza dei militari italiani in tutti gli altri impegni internazionali. Buon per noi (italiani) che non faremo una figuraccia, e soprattutto per gli iracheni.




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20 ottobre 2005

Processo a Saddam: l'importante è l'operazione verità. La pena di morte è un'altra questione.

Per Paul Berman, l'autore di «Terrorismo e liberazione», uno dei neoliberal americani che appoggiarono la guerra dell'Iraq, la condanna a morte di Saddam Hussein sarebbe «comprensibile». Il filosofo politico, che ha coniato il termine di «fascismo islamico» (ossia di estremismo religioso), paragona il processo a Bagdad al referendum sulla Costituzione e alle elezioni, «un passo avanti nella riconciliazione nazionale e verso la democrazia». (...)
Come valuterebbe la condanna a morte di Saddam?
«Sul piano filosofico, io sono contrario alla sentenza capitale, come lo è l’Italia. Ma in Iraq vige una cultura diversa, la pena di morte è legale. E’ per me sarebbe facilmente comprensibile, se così sentenziasse la Corte. Il primo processo verte su un singolo episodio, ma il raìs ha sulla coscienza fino a 300 mila omicidi, più le vittime delle sue guerre. Un dramma iracheno su cui decideranno gli iracheni».
Non pensa che aggraverebbe la spaccatura del Paese?
«Si terranno parecchi processi contro il raìs, molti controversi, ma spero che alla fine daranno gli stessi risultati di Norimberga, che giovò soprattutto ai tedeschi: che aprano cioè gli occhi ai sunniti. Gli italiani uccisero Mussolini, un fatto che accetto, ma sarebbe stato meglio processarlo, avrebbe risanato alcune ferite». Il processo è un passo avanti?
«Sì, come le elezioni. In Iraq c'è un netto contrasto tra la guerra, che sembra non registrare progressi, e la politica, che sembra invece capace di portare stabilità e democrazia. E vero, molte questioni restano irrisolte: le autonomie regionali, la spartizione del petrolio, il rapporto Stato- Moschea. Ma saranno quelle su cui si misureranno i partiti e i movimenti».
Servirebbe una Commissione di riconciliazione nazionale come in Sudafrica?
«Sì, anche se la situazione irachena è molto diversa da quella sudafricana di vent’anni fa. C'è un’analogia: da decenni i sunniti erano la classe dominante come i bianchi in Sud Africa. Ma lì l'ideologia della superiorità razziale stava vacillando, mentre in Iraq il baathismo non è crollato. Certi sunniti sono come i guerriglieri marxisti in America Latina: sono convinti di rappresentare il popolo anche quando il popolo elegge i loro nemici». Fonte: Corriere

Il processo, che avviene su spinta del governo Jaafari a ridosso delle elezioni (invece che, come sarebbe stato meglio, dopo), ha una sua funzione importantissima: rivedere la storia del paese. Far conoscere al mondo sunnita cosa ha voluto dire per gli altri iracheni stare sotto Saddam. Evitare che, come in Italia, il problema di ristabilire la verità del paese venga rimandato grazie all'uccisione di Mussolini che fu anche un comodo capro espiatorio per molti. Solo con un processo Mussolini avrebbe potuto far fare al paese un po' di autoanalisi. Purtroppo il processo non ci fu, e il paese vive ancor oggi nell'illusione di aver subito il fascismo. Speriamo che il processo a Saddam serva a evitare certe scorciatoie. Questo è importante. La pena di morte, per quanto ci riguarda,è un problema che riguarda prima il signor nessuno iracheno e - solo poi - il massacratore del proprio popolo.
Ultima nota: Saddam che non riconosce legittimità al giudice è tutta da ridere. Che leggitimità aveva lui? chi l'aveva mai votato? e, soprattutto, come fa a parlare di giustizia? Lui??!!??
 (nella foto: curdi sotto Saddam Hussein)




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Dice il Corano in 2ª 62: "Sì, i musulmani, gli ebrei, i Cristiani, i Sabei, chiunque ha creduto in Dio e nel Giorno ultimo e compiuto opera buona, per costoro la loro ricompensa presso il Signore. Su di essi nessun timore, e non verranno afflitti."       

 
 

 

 

 

 

 

Dice il Corano in 18°29: "La verità emana dal Signore. Creda chi vuole, non creda chi non vuole."















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Diceva Marshall McLuan che l’indignazione è una tecnica per dare dignità a un idiota. E Valery diceva che l’indignazione permanente è segno sicuro di bassezza morale