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18 febbraio 2005
Magdi Allam: il medio oriente cambia, mentre in Italia discutiamo ancora della guerra in Iraq.
Mentre in Italia si continua a filosofeggiare e a impantanarsi nella disputa faziosa, ideologica e propagandistica «guerra giusta o ingiusta», «terrorismo o resistenza», «ritiro sì o no», Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania sono già strategicamente proiettati nel dopo-Iraq. (...)In Italia non ci si è resi pienamente conto che c’è stato un terrificante 11 settembre in Libano che sta per fare esplodere l’intera regione. Che l’assassinio dell’ex premier libanese Rafik Hariri segna l’inizio della fine del regime siriano, il più subdolo burattinaio del terrorismo regionale. Che si preannuncia un terremoto politico che finirà per travolgere anche il regime degli ayatollah iraniani.(...) I prodromi del più radicale cataclisma politico mediorientale si colgono in una serie di eventi: L’opposizione libanese contraria alla presenza militare siriana ha chiesto una tutela internazionale sia per proteggerla sia per garantire la piena sovranità del Paese. Di fatto il Libano oggi rassomiglia al Kuwait all’indomani dell’occupazione irachena nel 1990. E come allora si sta registrando un’intesa tra America, Europa e una maggioranza di Stati arabi favorevoli a un’iniziativa, sotto l’ombrello dell’Onu, per porre fine al lungo dominio della Siria. - La richiesta di Damasco a Teheran per dare vita a un «Fronte comune» contro «le minacce internazionali» a Libano, Hezbollah e Siria. Ciò potrebbe tradursi nella destabilizzazione dell’Iraq e nell’esportazione del terrorismo nel Golfo e Medio Oriente. - L’allarme lanciato simultaneamente dall’Onu e dalla Cia di una nuova offensiva generalizzata del terrorismo di Al Qaeda in Medio Oriente, Europa e Stati Uniti. - Lo stato di agitazione tra i Paesi limitrofi e più in generale nel mondo arabo per la nascita di uno Stato democratico e federale in Iraq. Tutti sono consapevoli dell’inevitabile contagio che metterà in crisi i regimi autocratici e teocratici. - La determinazione di Bush di pervenire a un assetto definitivo del Medio Oriente, operando d’intesa con l’Europa e con l’avallo dell’Onu. In questo senso è significativo il recente documento «Accordo tra gli Stati Uniti e l’Europa» elaborato da una cinquantina di esperti delle due sponde dell’Atlantico in seno alla Brookings Institutions. Ha scritto ieri Ma’mun Fendi su Asharq al Awsat: «Con l’assassinio di Hariri il destino del Libano è diventato un affare internazionale. A fare giustizia non saranno gli arabi ma il mondo e il prezzo sarà alto». Parole che preannunciano una tempesta prossima. Gli arabi ne sono consapevoli. Gli americani, gli inglesi, i francesi e i tedeschi pure. Lo sono perfino i terroristi di Bin Laden. Ma non sembrano esserlo gli italiani, che appaiono interessati non a confrontarsi con la realtà internazionale per quella che è, ma a manipolarla per fini interni. Fonte: Corriere
| inviato da il 18/2/2005 alle 10:8 | |
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