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  Liberopensiero [ Il Blog di Davide Romano - in collaborazione con No-Way e altri - collaboratore del Circuito Radio Cristiane e de La Repubblica. ]
 
 
         
 


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30 gennaio 2008

La corruzione della parola neocon nella cultura italiana

 E' ancora possibile la demonizzazione e lo stravolgimento di un'identità in questi tempi di internet?
Sembrerebe di sì, purtroppo. Basti pensare alla parola neocon. E' una parola che definisce un gruppo di intellettuali americani che si sono sempre distini per la loro militanza in favore della promozione pacifica dei diritti umani, che comprendeva ANCHE l'intervento militare.
La demonizzazione di questo gruppo ormai sembra aver assunto nella vulgata giornalistica il significato di "fascista", ultraconservatore o guerrafondaio. Tanto che dopo aver demonizzato la parola neocon, ora la si applica alle posizioni estreme. Proprio qualche giorno fa in un articolo relativo alle elezioni tedesche ho letto di un politico tedesco della CDU che aveva perso le elezioni perchè "neocon" (in quanto aveva posizioni leghiste sull'immigrazione). Al di là del fatto che definire un politico tedesco neocon è come dire che George W. Bush è leghista, mi pare inquietante la capacità con cui le "cattive parole" si espandano, anche tra persone di buona cultura.
Negli anni scorsi ho sentito definire dalla stampa italiana come neocon: Rumsfeld, Condoleeza Rice, Bush, e qualsiasi politico di estrema destra religiosa (evangelica) statunitense. Peccato che costoro non sono nè neocon, nè tantomeno credo piacerebbe loro essere definiti come tali. I neocon infatti, hanno contestato radicalmente il modo di fare la guerra di Rumsfeld, diverse posizioni di politica estera della Rice, per non parlare del fatto che non hanno nulla in comune con la destra evangelica che è isolazionista in politica estera.
Per concludere, la cosa buffa di tutto questo è che i due personaggi che stanno emergendo come vincenti dalla politica americana (Generale Petraeus e John McCain) sono i più vicini alle posizioni neocon. Ma loro sono simpatici alla stampa perchè stanno dimostrando di avere ragione, e quindi nessuno si azzarda a definirli neocon.  Peccato, probabilmente loro non avrebbero problemi a definirsi tali.  




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20 dicembre 2007

Citazione reaganiana

 Il miglior sistema di assistenza sociale è un lavoro.




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22 novembre 2005




http://liberopensiero.blogosfere.it




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18 novembre 2005

Liberopensiero raddoppia, e poi dimezza.

Da sabato 19 novembre mi trovate anche su Blogosfere: http://liberopensiero.blogosfere.it/.
Da lunedì 21 solo su Blogosfere. Segnatevi l'indirizzo nuovo!
Un grazie al Cannocchiale per la splendida ospitalità.
Davide Romano




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18 novembre 2005

Lo storico negazionista David Irving in manette e Oliviero Diliberto libero: che senso ha?

Non si è mai laureato in nessuna università, ma i trenta libri che ha scritto fanno discutere da almeno quarant'anni gli storici di tutto il mondo. David Irving, lo storico inglese diventato famoso per le sue tesi che giustificano il nazismo e negano l'Olocausto di sei milioni di ebrei, è stato arrestato in Austria, dove si era recato per una visita che doveva essere breve, e che potrebbe invece durare a lungo. Irving, che è stato fermato l'11 novembre (ma la notizia è stata confermata soltanto ieri), si trova ora in carcere a Graz, in Carinzia, e rischia ora una condanna pesante, tra i dieci e i vent'anni di carcere, se verrà processato. (...) fonte: Il Giornale

Non è che soffra nel vedere uno che nega la Shoah in galera, questo no. Mi verrebbe da aspettare il compimento dei 20 anni di galera e andargli a dire: "20 anni di galera? tu? ma quando mai?".
Ma a pensarci bene, che senso ha,
oggi, sbattere in galera uno che la pensa diversamente da me? E' necessaria la galera? Gli farei, al limite, fare dei lavori di pubblica utilità. Che so, fargli fare le pulizie negli ex-campi di concentramento o altro. Ma forse neppure quello. In fondo, le sue teorie le ha sconfitte la Storia, la cultura, e non c'è storico serio che creda a quanto farnetichi questo individuo. E poi, in fondo, fa più male lui a negare la Shoah, o Diliberto ad andare a stringere la mano a Hezbollah (anch'essa negazionista ) fornendo quindi un sostegno politico concreto per massacrare più ebrei?
Diliberto, per dirlo chiaramente, è molto più pericoloso di Irving. Irving propaganda idee cretine, potenzialmente portatrici di politiche criminali. Ma Diliberto le politiche criminali già le fa, sostenendo chi supporta il terrorismo e lo scontro di civiltà. E non si tirino in ballo i palestinesi: Hezbollah e partito Baath siriano sono nemici di Abu Mazen e amici dei terroristi di Hamas e della jihad (entrambi protetti dalla Siria). Insomma, siccome non mi viene in mente neanche lontanamente di incarcerare Diliberto (o Rauti), mi domando: perchè Irving dovrebbe stare dentro?

P.S. Ultim'ora (manco a dirlo)
(ANSA) GAZA, 18 NOV Molte migliaia di palestinesi hanno aderito oggi a Gaza, al termine delle preghiere nelle moschee, a una manifestazione indetta dalla Jihad islamica in favore della Siria.




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18 novembre 2005

Assad chiede protezione all'Onu per la sua famiglia. Il regime è agli sgoccioli?

Beirut, 18 nov. - (Adnkronos/Aki) - Protezione per se' e per la sua famiglia. E' quanto ha chiesto il presidente siriano Bashar al-Assad alla commissione d'inchiesta internazionale guidata dal tedesco Detlev Mehlis che indaga sull'assassinio dell'ex premier libanese Rafiq Hariri. Lo riferisce in esclusiva ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL, sotto garanzia di anonimato, uno degli inquirenti del team delle Nazioni Unite. ''Il presidente siriano ha domandato se la commissione (Mehlis, ndr) fosse in grado di attivare un programma di protezione per lui e per i suoi familiari'', spiega la fonte, in cambio di una sua collaborazione nelle indagini. La fonte non ha voluto indicare la data in cui questa richiesta e' stata formulata.

Naturalmente ora Assad negherà. C'è chi dice che egli sia ostaggio del regime militare, e chi dice che invece è proprio lui a essere spietato. Questo "scoop" dell'ADNKronos ci fa propendere per la prima ipotesi. Ma poco cambia. il regime è comunque da combattere, con o senza armi. Meglio senza, ovviamente, ma basta che lo si faccia e non si resti solo a guardare. In tal senso Francia e Usa stanno facendo un buon lavoro, a dimostrazione di come - se si vuole - le crisi si possono risolvere (vedi liberazione del Libano dall'occuapzione siriana). Basta che Francia e Usa collaborino, e già un passo avanti è fatto. E questa richiesta di protezione può essere segno che il regime è agli sgoccioli, soprattutto se confrontato con i toni usati da Assad sette giorni fa. Speriamo.





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18 novembre 2005

Mafia: come col cancro, non basta insultarlo, bisogna combatterlo.

(...) Gridando «la mafia fa schifo», che è il più infantile e il più eccessivo degli slogan antimafia, Cuffaro mette le mani avanti, si sente un ingenuo in rivolta, gli piace che 'Kuffar' in arabo significhi «infedeli» e quindi cristiani. Così si sente Kuffar: un cristiano fuori e contro il gruppo di dominio, un anticonformista, un ribelle, una vittima, in un'isola di vittime e di ribelli che lui bacia uno per uno. Kuffar «vasa,vasa» appunto: «Cos'altro dovrei fare se non baciare tutti i miei fratelli?». In questo senso la mafia che, rovesciando le parti, si appropria della retorica antimafia, si rivela intelligente perché svela la povertà di quella retorica e i suoi guasti. E prova che il malessere siciliano non è finito, che sta cambiando, e che la mafiologia e la "sicilianologia" annaspano forse più e peggio della mafia. Dire che la mafia fa schifo non è solo infantile da parte di un politico. E' come se il professor Veronesi pensasse di risolvere il cancro biasimandolo. Ma elettoralmente può funzionare, se nel campo di battaglia tutti fanno retorica antimafia, anche la mafia. Attenzione dunque a questo slogan così paradossale. E forse farebbe bene a valutarne la portata innanzitutto quella sinistra siciliana che, proprio contro Cuffaro, vuole candidare la sorella del giudice Borsellino alla presidenza della Regione. La signora Rita Borsellino, che è certamente una persona di alta pulizia morale e di grande dignità, non è suo fratello. Certo, la signora ha tutto il diritto di fare politica, già si è impegnata nell'associazionismo cattolico e potrebbe anche accadere che riveli doti di buona amministratrice e di brava presidentessa, ma la logica del cognome non surroga competenze e per nessuna ragione al mondo si potrebbe affidare alla signora Alighieri la continuazione della Divina Commedia. Il pericolo è che la scelta di un cognome-simbolo stia ancora dentro quella retorica di cui si sta rendendo maestro e nuovo protagonista proprio il favoreggiatore Cuffaro. Se anche la retorica antimafia è diventata terreno di mafia a noi non resta che prenderne distanza e dare battaglia alla retorica” . Fonte: Francesco Merlo su Repubblica

Non ho parole. Questo articolo è semplicemente perfetto. Le parole contro la mafia, senza le ruspe contro l'abusivismo e senza combattere l'illegalità diffusa, a che servono?




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18 novembre 2005

Bush addestrerà i soldati del regime vietnamita. Gli americani di origine vietnamita arrabbiati.

(...) Nessuno poteva immaginare allora quello che avverrà nei prossimi mesi in una base militare Usa: i figli dei vietcong che trent'anni fa sconfissero l'America andranno a scuola dai Marines. Charlie a lezione da Rambo. Gli analisti lo descrivono come il primo passo di una collaborazione militare tra ex nemici nello scacchiere del Pacifico, un piccolo tassello di quella partita chiave del Ventunesimo secolo giocata tra Stati Uniti e Cina.(...) nel 2006 una squadra di ufficiali fedeli al verbo di Ho Chi Minh sarà ammessa a un paio dei duemila corsi offerti ogni anno dall'Imet, il programma di addestramento militare per stranieri che nacque nel 1976 su iniziativa del Congresso: nel 2003 aveva diecimila ospiti da 140 Paesi.
Quali corsi? E quali maestri? Vecchi vietcong che insegnano psicologia della guerriglia ai giovani marines in partenza per il Triangolo Sunnita? Invece no: sono i giovani vietnamiti a seguire i corsi, «ma solo di inglese e di medicina di guerra».(...) Da una parte l'America vuole continuare a fare affari con la Cina, dall'altra vuole creare una rete di alleanze regionali per imbrigliare il suo riarmo. (...) Quegli ufficiali vietnamiti mandati oltre mare a imparare l'inglese non fanno felici gli americani di origine vietnamita (oltre un milione) che vorrebbero un approccio più duro con il regime comunista sui diritti umani. Ma Washington ha appena ripreso la collaborazione Imet con l'Indonesia, tagliata nel '91 dopo che i militari indonesiani avevano massacrato 273 persone a Timor Est. (...) In confronto, gli ex vietcong offrono la loro faccia buona. Dal 1988 a oggi, hanno aiutato a rintracciare i corpi di 500 militari Usa dispersi. Negli ultimi due anni, tre navi militari Usa hanno gettato l'ancora nei porti dell'ex nemico. Fonte: Corriere

Spiacente George W., ma sto con gli americani di origine vietnamita. Che senso ha parlare di libertà in Estremo Oriente e allacciare relazioni con chi opprime i vietnamiti? Non ci siamo proprio. Altrimenti tanto vale dare ragione a quelli che parlano solo di "autodeterminazione dei popoli" senza citare la democrazia....






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18 novembre 2005

Quei pacifisti amici del regime iraniano, ospiti graditi della radio del regime degli Ayatollah.

La Radiotelevisisione di Stato dell'Iran possiede un canale radio che trasmette in italiano sul nostro territorio, facendo propaganda fondamentalista contro America, Israele e Berlusconi. Si chiama Radio Italia , e si rivolge a un pubblico di immigrati e no global pacifondai. Non a caso tra gli intervistati fissi figurano opinion maker di quell'area, da Giulietto Chiesa ai giornalisti del Manifesto, dal verde Bulgarelli a Padre Benjamin ai freelance antagonisti. La stazione fa parte del network mondiale Irib ( la televisione degli Ayatollah), che diffonde in 35 lingue il suo verbo d'odio, con emittenti in Pakistan, Afghanistan, Bosnia, Siria. Ma considera terra di conquista anche Italia, Francia, Germania, Regno Unito.(...) Il radiogiornale è filtrato dalle fonti di regime, agenzia di stampa Irna e Irib tv. Così la fine di un terrorista si trasforma in « martirio di un'attivista » , la marcia del Foglio è « imbarazzante » e Ferrara « agente Cia » . Mentre per le bombe giordane, essendo morto il capo 007 dell'Anp, la pista diventa « israeliana » .(...)Aldilà dei sondaggi in rete ( Bush e Blair dietro le bombe a Londra), si leggono missive « di sostegno alla posizione iraniana antisionista » . « Vi sono vicino nella lotta contro i nemici » , scrive Francesco Boco. « L'Iran è l'ultimo baluardo, onore a Khomeini e Ahmadinejad » , anonimo. « Approvo la vostra linea » , Abdallahu Rumi e Wahid Aiello. « Ho a cuore gli oppressi dall'imperialismo » , Rinaldo Metrangolo, Pescara. « Eurasia esprime solidarietà per il linciaggio mediatico » , il coordinatore Stefano Vernole. « Sincera solidarietà al vostro popolo, la resistenza irachena vi indica la via di fronte alle minacce » , firmato Campo Antimperialista. E la Repubblica d'Iran umilmente ringrazia. 
 Fonte: liberaliperisraele




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18 novembre 2005

TAV: quella sinistra progressista contro il progresso.

(...) Senza dubbio, parlare di Alta velocità ferroviaria, in Italia, non è facile e la Valle di Susa non fa eccezione. Il Paese che con la Napoli-Portici (1839) detiene il record della linea ferroviaria piu antica del mondo è oggi indietro di un quarto di secolo rispetto a Francia e Germania. Non a caso l'Italia colleziona ora in Europa un altro primato: ha la più alta densità di camion per chilometro (14 contro i 6 di Francia e Germania, i 10 del Regno Unito e i 7 della Spagna). Il che vuol dire che se tutti si mettessero contemporaneamente in marcia ve ne sarebbe uno ogni 71 metri di strada.(...) In gioco, nella partita Lione-Torino, ci sono in particolare 72 chilometri del tracciato italo-francese, la stragrande maggioranza dei quali in galleria. Costo: 6,6 miliardi di euro, di cui il 63% in carico all'Italia e il 37% alla Francia. Taglio dei nastri previsto tra il 2018 e il 2020. Vantaggi: alcune migliaia di posti di lavoro per molti anni, un'ora e 45 minuti per andare da Torino a Lione contro le 4 e 20 attuali, grande spostamento del traffico merci dalla strada ai binari.(...) L'Unione è chiamata a una sfida programmatica complessa e potenzialmente esplosiva. Per Rutelli la Tav s'ha da fare. Lo stesso vale per i Ds, il leader Piero Fassino in testa. Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, precisa che «nessuno ha diritto di veto e che occorre far prevalere la legge della maggioranza».
Sul lato opposto, oltre ai sindaci e a molti politici locali, c'è un'ala schierata per il "no" assoluto, come Rifondazione comunista e la Fiom-Cgil piemontese. Case del popolo e parrocchie, scout, veteromarxisti bonari, giovani intellettuali anticapitalisti e borghesi incerti sono a vario titolo (e con varia intensità) mobilitati. (...) Fonte:Sole24ore

Non c'è dubbio: la sinistra è di fronte a un bivio. O diventa adulta, e accetta di entrare nel sistema europeo (non è pensabile che una ferrovia TAV che collegherà l'est all'ovest europeo si blocchi in Italia), o siamo fuori. O iniziamo a limitare il traffico su gomma dei camion, o è inutile che ci lamentiamo dell'inquinamento, del traffico, ecc. 
E' assurdo che forze che si richiamano al progresso, quando se lo trovano davanti, si ritirino. Ed è triste che l'Unione debba ancora dibattere su questi temi. Non è che le nostre forze "progressiste" rischiano di farci restare indietro?



 




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18 novembre 2005

SDI-Radicali: Bobo Craxi attacca Pannella sui palestinesi.

Roma, 17 NOV (Velino) - "Ho visto che Marco Pannella si occupa dei diritti umani della vicina e amica Tunisia proprio mentre il presidente della Camera dei deputati si reca in visita, in nome della nostra nazione, proprio in quel Paese". Lo ha detto Bobo Craxi del Nuovo Psi, che ha poi aggiunto: "È probabile che settori dell'insorgente e pericoloso integralismo islamico siano stati perseguiti con metodologie severe e con carattere repressivo forse assai meno dure e meritevoli di reprimende di quelle con le quali quotidianamente lo Stato di Israele persegue, reprime e ha represso la lotta per l'autodeterminazione del proprio popolo di centinaia di civili palestinesi. Di questo, vedo - ha concluso l'esponente socialista -, non se ne occupa". (com)

Se Bobo Craxi - prima ancora di entrare nel nuovo soggetto politico SDI-Radicali - propone queste posizioni, è evidente che non o non è compatibile lui con la nuova "rosa nel pugno", o non lo sono gli elettori amici della democrazia israeliana e nemici dei gruppi terroristi palestinesi che colpiscono sia palestinesi che israeliani (ormai più i primi che i secondi). Sarebbe opportuno che la rosa nel pugno chiarisca da che parte sta: o con le dittature e il terrorismo o per la democrazia, non crediamo che su queste questioni si possa mediare più di tanto.




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17 novembre 2005

L'Arabia Saudita non può più boicottare Israele, Al Qaida espulsa dall'Islam, Castro ha il Parkinson e altre notizie interessanti.

A una settimana dal suo ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, silenzio assoluto dell’Arabia Saudita su eventuali scambi commerciali con Israele. Le regole della WTO vietano boicottaggi economici fra stati membri.

AL QUDS AL ARABI quotidiano palestinese edito a Londra: "L'erede al trono di Abu Dhabi chiede di espellere Al Qaida e Zarqawi dalla gente dell'Islam". 
E poi "Al Jaafari (premier iracheno, N.d.R.) ritira il suo inviato in Siria per protesta contro il discorso di Assad", all'università di Damasco della settimana scorsa quando definì il governo iracheno "non padrone delle sue decisioni".
Infine: Il quotidiano pubblica brani del verbale dell'incontro tra Assad ed una delegazione di sostenitori arabi alla Siria: "La Siria ha respinto una richiesta Usa di inviare truppe all'Iraq e ci aspettiamo un'assedio ed embargo aereo, il prossimo mese".

ELAPH, 'primo' quotidiano on-line arabo, titola:"Castro è affetto del morbo di Parkinson".

Hamas ha duramente condannato la Tunisia per aver permesso la visita del “ministro degli esteri dell’entità sionista, il terrorista Silvan Shalom”.

Un mese dopo la minaccia di cancellare Israele dalla mappa geografica, l’Iran ha annunciato che il suo satellite Sina-1 (di produzione russa), lanciato in orbita il mese scorso, è in grado di spiare lo Stato di Israele.

Fonte: Israele.net dove non citata espressamente




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17 novembre 2005

I palestinesi non sono ancora riusciti a trovare i loro soldi intascati da Arafat. E chiedono aiuto agli israeliani.

Otto mesi fa il ministro delle finanze palestinese Salam Fayad avrebbe chiesto a Israele di aiutarlo a ritrovare il “tesoro di Arafat”, ovvero i fondi segreti accumulati all'estero dal presidente palestinese scomparso un anno fa. Secondo fonti dei servizi di sicurezza israeliani, Fayad avrebbe rivelato ai suoi interlocutori israeliani che non sono rintracciabili circa 600 milioni di dollari, depositati su conti bancari aperti in vari paesi. Altre fonti palestinesi parlano di una somma persino più alta, vicina al miliardo di dollari. (...) Restano peraltro un mistero anche le attività finanziarie che la moglie del presidente scomparso, Suha Arafat, ha svolto in Europa per conto del marito. Due anni fa furono aperte indagini su movimenti per milioni di dollari avvenuti su un suo conto corrente in Svizzera. Suha Arafat da mesi vive a Tunisi con la figlia Zahwa, e ha troncato ogni contatto con l'attuale dirigenza palestinese. Arafat, spesso celebrato per il suo stile di vita spartano, per tutta la sua carriera politica ha realizzato ottimi affari in varie parti del mondo, garantendosi fondi indispensabili per mantenersi al potere. Tutti i suoi collaboratori e consiglieri dipendevano direttamente dalle sue elargizioni e, se benvoluti, potevano contare su regali “eccezionali” come auto di lusso, abitazioni sfarzose, lauti stipendi, vacanze in hotel a cinque stelle. (...) Fonte: Israele.net




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17 novembre 2005

Essere donna in Arabia Saudita

Immagina di essere una donna. Quando nasce tuo fratello, le persone dicono: "E' nato un bambino grazie a Dio!". Quando nasci tu, invece, esclamano: "E' una femmina, ma se questa è la volontà di Dio...". (...) Immagina di essere una donna. Hai sempre bisogno del consenso del tutore e questo non soltanto per sposarti, come preteso dai giudici della materia islamica, ma per ogni aspetto della vita quotidiana. Non puoi studiare se non con il consenso del guardiano, anche se sei una dottoranda. Non puoi ottenere un impiego e nemmeno guadagnarti da vivere senza il suo permesso. (...) Immagina di essere una donna. Se subisci un assalto personale, percosse o sei vittima di un omicidio, quando i giornali pubblicheranno la tua foto assieme a quella dei colpevoli con la descrizione del reato, ci sarà ancora chi si chiederà se la vittima portava o meno il velo. Se lo indossava allora domanderanno: "Ma chi l'ha fatta uscire di casa a quell'ora?". E se invece è stato tuo marito a romperti le costole, allora esclameranno: "Avrà avuto un buon motivo per farlo!"
Immagina di essere una donna. Tuo marito ti ha rotto il naso, o un braccio, o una gamba e vai dal Qadi (giudice, ndr) a lamentarti. Lui ti chiederà dell'accaduto e gli risponderai: "Mi picchia". Allora il giudice ti dirà con un tono di disapprovazione: "Tutto qui?!". Le percosse sono pertanto considerate una realtà che vivono tutti i coniugi e gli amanti: "Picchiare l'amata è come mangiare l'uva".(...) Immagina di essere una donna che scrive su un giornale. Ogni qualvolta tratti le preoccupazioni femminili - le vostre vicissitudini, le vostre carenze, le vostre battaglie, le vostre condanne e i vostri processi - dicono di te: "Lasciatela perdere, tutto ciò che racconta sono solo discorsi da donne!" Fonte:Asharq al-Awsat (quotidiano indipendente con base a Londra, di proprietà saudita), tradotto da  Arabiliberali.it
 




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17 novembre 2005

Bertinotti a favore del Concordato e dell'8 per mille

Roma, 17 nov. (Apcom) - La revisione del Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica "non è una urgenza nel'agenda del Paese" mentre il presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini, "non è un capopartito". Lo afferma il segretario di Rfondazione comunista Fausto Bertinotti in un'intervista al 'Corriere della Sera'.
"Io non la inserirei nell'agenda delle urgenze - spiega il leader comunista - e lo stesso discorso vale per l'otto per mille. Bisognerà invece aprire una grande discussione su come garantire laicità e convivenza in uno Stato sempre più multireligioso, multietnico, multiculturale".
"Creare un cortocircuito e partire da un punto conclusivo come il Concordato e l'otto per mille - spiega Bertinotti - sarebbe un errore. Per farmi capire meglio: per la mia storia personale non toglierei mai un crocifisso da un'aula che lo ospita da anni. Semmai procederei per aggiunta". "L'ho già detto - conclude Bertinotti - mi ritengo un non credente, ma non mi definirei un ateo. Ma non vorrei che, parlandone, qualcuno mi accusasse di voler apparire pio". Fonte: Virgilio

Sbaglierò, ma l'8 per mille e il Concordato mal si conciliano con uno stato multireligioso, che dovrebbe garantire lo stesso trattamento per tutti. Come si fa a dire alle altre religioni - come si fa per certi versi con il Concordato - che esiste una, e solo una, religione preferita dallo Stato? Forse dirlo ai 4 gatti di ebrei e protestanti poteva essere facile ieri, oggi dirlo a centinaia di migliaia di musulmani può diventare più difficile. Quando, tra 10-20 anni, i musulmani saranno qualche milione, sarà difficile spiegare loro che sono solo gli insegnanti della religione cattolica a essere pagati dallo Stato. Inoltre la visione di Bertinotti che vorrebbe aggiungere simboli su simboli, mi pare poco laica. Capisco il disagio nel togliere un crocefisso, ma trasformare le scuole in un bazar di simboli religiosi mi pare poco realistico: perchè non mettere l'unica cosa che davvero ci può unire, la bandiera italiana?




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17 novembre 2005

Giappone: Bush parla di libertà per l'Asia, i cinesi insoddisfatti.

(...)Ma ai cinesi sentirsi dire di fare come Taiwan, che Pechino continua a considerare una provincia rinnegata, proprio non piace: il ministro degli esteri cinese Li Zhaoxing prevede che il suo Paese ignorerà i consigli di Bush che irritano il sentimento nazionale. «Nel 21/o Secolo, la libertà, che è un valore universale, è un valore asiatico», ha affermato Bush: «È la libertà; che consente ai cittadini dell'Asia di vivere con dignità.
È la libertà che lascia esprimere i talenti creativi del popolo asiatico. È la libertà che dà ai cittadini del continente fiducia in un futuro di pace per i loro figli e nipoti».
E, ha continuato, «la gente dell'Asia sa di avere un partner nell'Amministrazione americana e un amico nel popolo americano», che possono essere d'aiuto «in quel che resta da fare» per acquisire la libertà. Il discorso di Kyoto, al termine di una visita bilaterale che ha confermato le ottime relazioni americano-giapponesi, si è aperto con un riferimento personale che, per Bush, ha dato la misura della trasformazione dei rapporti tra Stati Uniti e Giappone: «Nella Seconda Guerra Mondiale, mio padre e un ufficiale giapponese di nome Koizumi erano su fronti opposti. Oggi, i loro figli sono i massimi leader eletti di due Paesi liberi e il premier Koizumi è uno dei miei migliori amici nella comunità internazionale». (...) «La libertà ha reso le nostre due democrazie stretti alleati. La libertà è la base dei crescenti legami con altri Paesi della Regione. E, nel 21.o Secolo, la libertà è il destino di ogni persona dalla Nuova Zelanda alla penisola coreana». Bush ha ricordato ed elogiato il contributo giapponese alla costruzione della democrazia in Afghanistan e in Iraq «Il Giappone sta usando la sua libertà per fare avanzare la causa della pace e della prosperità nel Mondo. (...) ci sono «altre società asiatiche che hanno fatto passi verso la libertà, ma che non hanno ancora completato il loro percorso». Qui, si sono innescati i passaggi sulla Cina, dove la libertà politica non ha ancora seguito quella economica:(...) «Il popolo cinese vuole più libertà d'esprimersi, di praticare la religione senza il controllo dello Stato, di stampare bibbie e altri testi sacri senza paura di essere punito. Andando incontro alle legittime attese dei cittadini di libertà e di apertura, i leader cinesi possono aiutare il loro Paese a divenire una Nazione moderna, prospera e fiduciosa».
Accanto ai moniti e agli inviti, qualche promessa mitigata da condizioni. Bush ha rinnovato il sostegno all'ingresso della Cina nell'Organizzazione del commercio mondiale (Wto), purchè, però, Pechino stia al gioco della libertà degli scambi e della fluttuazione valutaria: «Mi aspetto su questo franche discussioni col presidente Hu». Nel suo discorso il presidente ha citato anche gli angoli dell'Asia dove la libertà non è ancora arrivata: la Birmania e la Corea del Nord, la cui ricerca di armi nucleari «può destabilizzare la Regione»: i colloqui a sei (le due Coree, Usa, Giappone, Russia e Cina che li ospita), «hanno portato a un impegno a denuclearizzare la penisola coreana. Ma l'impegno - ha concluso - deve essere tradotto in pratica». Fonte: La Stampa

Difficile non condividere tutto quanto dichiarato da Bush sulla libertà per i popoli dell'Asia.




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17 novembre 2005

Se si gridasse un po' meno, emergerebbe che questa devolution ha diversi pregi. Tra cui cancellare gli errori della riforma targata Ulivo.

Roma, 16 NOV (Velino) - "Imbarazzo" e sofferenza personale": sono i sentimenti esternati dal costituzionalista Augusto Barbera, ex parlamentare della sinistra, nell'esprimere un giudizio sulla riforma costituzionale che verra' approvata oggi. In un'intervista concessa al Quotidiano nazionale, il giurista vicino ai liberal Ds prende di mira le tesi - che definisce "false e perfettamente simmetriche - di maggioranza e opposizione. Cosi' facendo, pero', Barbera sottrae allo schieramento per il quale simpatizza un'arma propagandistica di notevole impatto. Non
e' affatto vero, secondo il costituzionalista, che la devolution spacchi l'Italia: "Per quanto riguarda il federalismo, la riforma rappresenta un passo indietro in senso centralista rispetto a quella approvata dal centrosinistra nel 2001". La riforma targata Ulivo - denuncia Barbera - aveva "allegramente trasferito alle regioni alcune materie come l'energia, le grandi vie di comunicazione e l'ordinamento delle professioni, che torneranno invece a essere di competenza dello Stato".
Non solo. "È stato anche reintrodotto il limite, cancellato dal centrosinistra, dell'interesse nazionale. E se la riforma del 2001 prevedeva che anche una sola regione potesse ottenere maggiori poteri alimentando cosi' lo squilibrio tra Nord e Sud, ora il trasferimento delle funzioni dev'essere uguale per tutte". Quanto al trasferimento di poteri su scuola, sanita' e polizia locale alle regioni, e' vero "solo in apparenza. Le norme generali sulla salute, cosi' come quelle sull'istruzione, restano di competenza esclusiva dello Stato". Sulla polizia locale, poi, "siamo al ridicolo", sostiene Barbera. "Bossi chiedeva piu' poteri alle regioni sulla microcriminalita', mentre la riforma gli riconosce quei poteri di polizia amministrativa locale di competenza regionale da trent'anni". Per questo la campagna dell'Unione, "al pari di quella leghista, e' solo polemica politica: qualcuno ride sotto i baffi, qualcuno ha finito per crederci".In un'intervista pubblicata dal Sole-24 Ore il 17 ottobre 2004, Barbera si era spinto oltre, affermando: "È paradossale, ma bisogna riconoscere che e' toccato a un ministro leghista come Roberto Calderoli rimediare ai pericoli per l'unita' nazionale del federalismo sgangherato del Titolo V dell'Ulivo". Un giudizio ribadito con nettezza in un intervento fatto a novembre 2004 dal costituzionalista sul forum on-line della rivista Quaderni costituzionali, dove e' tuttora disponibile: "Il testo predisposto da un ministro della Lega e' complessivamente piu' unitario - per fortuna - rispetto al testo approvato nel 2001 dal centrosinistra", rivelava il giurista, sollecitando "smentite al riguardo". E denunciando i guasti della riforma ulivista: "Come e' noto - rimarcava Barbera -, solo la assunzione da parte della Corte costituzionale di compiti impropri sta contenendo i danni provocati dalla allegra generosita' di quel testo. (...) (ndl)




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16 novembre 2005

Londra: sì, abbiamo impiegato il fosforo a Falluja.

(AGI/AFP) - Londra, 16 nov. - Dopo Washington, anche Londra ammette che in Iraq le forze anglo-americane hanno impiegato fosforo bianco. Il portavoce del premier britannico Tony Blair ha sottolineato pero' che la sostanza e' stata utilizzata come fumogeno. Ieri era stato il Pentagono, tirato in ballo da un'esclusiva di 'Rainews24', ad ammettere che i militari statunitensi avevano impiegato il fosforo, sostanza ustionante, durante l'assedio di Falluja. "Le forze britanniche dispongono di fosforo bianco, ma e' usato come fumogeno in Iraq", ha spiegato il portavoce di Blair. Secondo Downing Street, "e' importante ricordare in primo luogo gli sforzi fatti dal governo iracheno per chiudere la questione Falluja in modo pacifico. Fu fatta una proposta agli insorti, ma loro la rifiutarono".(...) Fonte: Agi

Domanda da ignorante di cose militari: quanti altri dittatori hanno usato e usano tuttora armi peggiori del fosforo?
So che il fosforo (non quello bianco) fa bene alla memoria: mi domando però se quelli che ne parlano tanto in questi giorni ne abbiano mai fatto uso. Magari gli farebbe pure bene, se ne trovano buone quantità nel pesce. Mi sa che hanno problemi di memoria, visto che ricordano solo le malefatte degli USA & Alleati.... sull'attuale dittatura vietnamita e sul massacro dei cristiani, che tante volte abbiamo denunciato da questo blog, per esempio, silenzio totale. Siamo sicuri che il fatto che sia un massacro perpetrato da un governo comunista non c'entri niente. Sarà certo una dimenticanza. Mancanza di fosforo, appunto.




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16 novembre 2005

E se invece del fosforo parlassimo di Tunisia?

La Tunisia ha vissuto per anni un deterioramento della propria situazione politica, sociale e culturale. Recentemente, però, le libertà nel paese hanno raggiunto un livello intollerabile di privazione. Durante le ultime settimane, il regime ha confiscato i quartieri generali dell'Associazione tunisina dei magistrati (ATM) e ha messo al suo vertice una commissione fantoccio. E' stata anche presa una decisione giurisdizionale per evitare che la Lega per i diritti umani (LTDH) tenesse il sesto congresso nazionale e, nello stesso periodo, il regime ha proibito il Sindacato dei giornalisti tunisini (SJT). La situazione dei prigionieri politici - che sta durando da qualche decennio - sta peggiorando in modo allarmante: le torture e i trattamenti degradanti si sono inaspriti. I partiti politici che sono stati privati degli spazi pubblici e delle proprie risorse sono paralizzati e letteralmente sotto assedio. Questi sviluppi negativi, sopra indicati, della situazione avvengono proprio quando importanti settori della società civile - avvocati, magistrati, giornalisti, docenti universitari, sindacalisti e militanti per la difesa dei diritti umani - hanno espresso le loro aspirazioni per avere più libertà e una partecipare alla vita del paese. (...)
I firmatari di questo appello - rappresentanti delle associazioni della società civile e dei partiti politici - per esprimere il loro rifiuto alla situazione che sta vivendo la popolazione tunisina e per domandare il rispetto dei diritti umani e politici nel paese hanno deciso di iniziare un illimitato sciopero della fame a partire dal 18 ottobre 2005. Le richieste del seguente appello sono:
1)Libertà di associazione (...)
2) Libertà di stampa e dei media (...)
3) L'immediato rilascio dei prigionieri politici (...)
Le persone che hanno deciso di digiunare lanciano un appello alle forze democratiche, alle associazioni, ai partiti, alle personalità indipendenti, di mobilizzarsi intorno a questo sciopero, appoggiando queste richieste, che sono un preludio per le riforme e per un cambiamento democratico nel paese. Fonte: Arabiliberali.it

Scommettiamo che "quelli del fosforo" non pubblicizeranno questa iniziativa? Che non ci saranno manifestazioni? che non ci sarà il passaparola dei blog? che il Tg5 non ne parlerà?




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16 novembre 2005

Gli USA: usato fosforo bianco (legale) ma non sui civili.

WASHINGTON (Stati Uniti) - L'esercito americano ha utilizzato fosforo bianco durante l'offensiva contro la città irachena di Falluja nel novembre 2004. Lo ha confermato un portavoce del Pentagono, interrogato oggi dalla Bbc. La vicenda era ermersa dopo un servizio di Rainews 24 che aveva raccolto le rivelazioni di alcuni militari americani che hanno prestato servizio in Iraq.
«ARMA CONVENZIONALE» - «L'abbiamo utlizzato come arma incendiaria contro combattenti nemici», ha dichiarato, rispondendo a una domanda, il tenente colonnello Barry Venable. «Il fosforo bianco è un'arma convenzionale, non è un'arma chimica. Non è illegale», ha rilevato l'ufficiale.Venable ha precisato che questo tipo di esplosivo non è stato usato contro i civili e ha fatto riferimento ad un articolo, pubblicato nel numero di marzo-aprile 2005, della rivista Army's Field Artillery, una pubblicazione ufficiale, in cui veterani di Falluja spiegano che il fosforo bianco «ha dimostrato di essere una munizione efficace e versatile». (...) Corriere

Da leggere anche questo commento di Andrea Nativi (esperto di cose militari):

(...) Comunque, impiegare il munizionamento al fosforo come arma diretta per sfruttare l'effetto secondario incendiario sarebbe del tutto improprio e inefficace: visto che la munizione ha uno scopo diverso e non è così letale. Soprattutto, negli arsenali esistono munizioni specifiche per attaccare bunker o trincee o bersagli estesi molto più micidiali: testate a dispersione di vario tipo, testate termobariche, FAE (Fuel air explosive). Per non parlare del fatto che l'impiego di munizionamento al fosforo va limitato a causa della tossicità. I comandanti americani non volevano correre rischi inutili, perché a Falluja c'erano e ci sono restati a lungo, migliaia di soldati americani e iracheni, mentre dopo la fine delle ostilità sono tornati ad abitarvi centinaia di migliaia di civili.(...) Fonte:Wellington 

Infine una riflessione: accidenti quanta pubblicità (in tv, su internet, sui giornali, ecc.) a questo fosforo legale, e quante proteste davanti alle ambasciate USA. Ma quando Saddam Hussein gasava i curdi con armi illegali (chimiche) non mi pare di aver visto grandi proteste di fronte alle ambasciate irachene. Non è che, per caso, c'è un problema di antiamericanismo? Nel senso che a Saddam si è permesso di andare oltre le regole senza colpo ferire, mentre gli americani vengono criticati anche se le rispettano. Un'anomalia c'è, inutile nasconderlo.




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16 novembre 2005

Aiutare lo sviluppo della democrazia nei paesi arabi pacificamente? alla sinistra non interessa, alla Rice e alla Bonino sì.

(...) si è riunito il Forum per il Futuro, un’iniziativa americana, adottata l’anno scorso dal G8 e appoggiata da 22 paesi arabi e islamici, che si propone di sostenere le riforme democratiche e di aiutare la società civile in medio oriente. E’ successo che il principale dei paesi “arabi moderati”, cioè l’Egitto, ha fatto saltare l’accordo internazionale su una risoluzione finale che impegnava le nazioni mediorientali e del Nord Africa a “espandere le pratiche democratiche, allargare la partecipazione nella vita pubblica e politica, incoraggiare lo sviluppo della società civile, comprese le organizzazioni non governative, ampliare la partecipazione delle donne nei settori politici, economici, sociali, culturali e dell’istruzione e rafforzare i loro diritti e il loro status”. (...) il modello del Forum è quello degli accordi di Helsinki del 1975, che legarono gli scambi economici al rispetto dei diritti umani e finirono quindi col portare democrazia e libero mercato nell’ex mondo comunista.(...) Anche l’opposizione e l’establishment del centrosinistra italiano se ne sono infischiati, nonostante da anni spieghino che la democrazia si promuove senza le armi, salvo poi snobbare i tentativi pacifici e multilaterali degli unici che davvero si battono per promuovere la democrazia, ovvero i cattivi americani di Bush. L’eccezione italiana, al solito, è quella inestimabile dei radicali di Emma Bonino. (...) Fonte: Camillo

Chissà. Se anche le sinistre avessero fatto pressione sul'Egitto magari le cose sarebbero andate diversamente. Non lo sapremo mai, l'unica cosa che sappiamo è che la Rice e la Bonino c'erano. Agli altri, evidentemente, del futuro della democrazia nel mondo arabo poco interessa. Prendiamo atto.
 




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15 novembre 2005

Le profezie inascoltate di Rabin sull'estremismo islamico

(...) L’introverso Rabin non aveva la scaltrezza di Sharon, la sua abilità nel leggere le persone e cogliere immediatamente i loro desideri e le loro debolezze. Ma aveva una rara capacità di capire e prevedere i processi strategici. Nei due anni che precedettero il suo assassinio Rabin viaggiò molto per il mondo, che in quegli anni si apriva a Israele con l’idea di premiarne il riconoscimento dell’Olp e l’avvio del distacco dai territori. In tutti i suoi viaggi – in Europa, in Rusia, in America, in Asia, in alcuni stati arabi – Rabin cercò di persuadere i suoi interlocutori che il vero problema era l’estremismo islamico. Lo chiamava “Khomeinismo senza Khomeini”, e i giornalisti che seguivano i suoi viaggi si stancarono a tal punto di sentirgli ripetere questo messaggio che finirono col coniare una abbreviazione apposta per indicare quell’espressione.
Rabin fu il primo ad avvertire i leader occidentali del pericolo in agguato dentro le loro case. Parlava di cinque milioni di musulmani in Francia, di trecento nuove moschee in Olanda, della bomba nucleare sviluppata dall’Iran. Quando Bill Clinton criticò i cinesi per le loro violazioni dei diritti umani, Rabin gli chiese se avesse già risolto il problema dei diritti umani in Arabia Saudita, un tema che allora era tabù assoluto nella politica estera americana.
Rabin non aveva soluzioni da offrire. Ciò che voleva fare era scuotere la gente e metterla in guardia. Ma i suoi interlocutori non erano interessati. Per quanto li riguardava, il problema mediorientale consisteva nell’occupazione israeliana, certo non nell’Iran o nell’estremismo islamista. Ignorarono le informazioni che ricevevano, più di dieci anni fa, sull’aiuto del Pakistan agli ingegneri nucleari iraniani. Le osservazioni di Rabin sull’Arabia Saudita e sulle comunità musulmane in Europa senza dubbio sembrarono ai loro occhi una manifestazione di arroganza israeliana.  
Negli ultimi anni le corrucciate profezie di Rabin sono diventate realtà, con gli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti, con gli attentati suicidi in tutto il mondo, coi progressi iraniani nello sviluppo dell’atomica, persino coi disordini in corso in Francia. Ci si potrebbe domandare cosa sarebbe potuto accadere se a suo tempo i suoi messaggi fossero stati ascoltati, invece d’essere accolti con un’alzata di spalle. Forse l’occidente avrebbe potuto prepararsi meglio ad affrontare l’estremismo islamico.(...) Fonte:Ha'aretz (giornale della sinistra israeliana, equivalente della nostra Repubblica)




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14 novembre 2005

Commemorazione degli eroi di Nassiriya: l'abbandono da parte dello stato della compagna di uno dei caduti.

È, anzitutto, una questione di stile. Che senso ha portare una signora, compagna di un caduto di Nassiriya, in pullman con tutte le altre persone accreditate alla cerimonia, e poi impedirle di entrare, e tenerla fuori della sala, perché non è la moglie ufficiale?
La cosa è successa anche l’anno scorso: dunque non è un errore o una gaffe, è una costante del ministero della Difesa. 
La compagna di Stefano Rolla, il regista caduto a Nassiriya nella grande strage mentre lavorava a un documentario, nel Memory Day non ha potuto partecipare alla cerimonia, e nella cerimonia ufficiale si è ricordato questo caduto tagliando via e nascondendo, della sua vita, una parte così essenziale, intima, decisiva, come la compagna. In questo modo si falsa il Memory Day, e si falsa l'identità degli «eroi» che si vogliono ricordare. Questo caduto civile, come tutti gli altri caduti, era là e lavorava per quel che sapeva, che sentiva, che amava, insomma quel che era. La sua vita era sua ed era di chi viveva con lui, questa compagna. Ricordandolo, gli si rende onore, l'onore che merita. Chiamandolo eroe, lo si esalta, lo si indica come modello, un modello come ne abbiamo pochissimi oggi, e di cui abbiamo tanto bisogno. Se lui fosse vivo e ricevesse una onorificenza da vivo, la sua compagna sarebbe con lui, e durante la cerimonia i due si scambierebbero uno sguardo, e con quello sguardo spartirebbero il senso della cerimonia, e anche l'orgoglio. Lo Stato, portando via con la forza la compagna che lui s'era scelto, disapprova e corregge la sua vita, in un certo senso se ne vergogna, e la nasconde. Non gli rende onore, ma pronuncia una condanna morale. Questa esclusione della compagna, questa censura sull'amore e sulla vita, è il trionfo dell'ipocrisisa, della burocrazia, dell'ufficialità, sui sentimenti, sull'autenticità, sull'identità.(...) Vedova è colei che perde l'uomo che amava e col quale viveva. Non si capisce perché il ministero della Difesa possa passare in rassegna la vita dei caduti, e approvare una parte dei loro sentimenti e legami, e un'altra parte tagliarla via. A una cerimonia in onore di eroi devono presenziare coloro in cui gli eroi continuano a vivere, coloro che essi amavano. Se escludi coloro che essi amavano, li uccidi una seconda volta. Se ci fossero i Pacs, questo non accadrebbe. La speranza è che ieri sia accaduto per l'ultima volta. E che fra un anno non possa più succedere. Fonte: L'Unità

Al di là dei PACS (che magari Rolla non avrebbe sottoscritto con la compagna), mi pare il problema sia quello di riconoscere in qualche maniera le coppie di fatto. Figuratevi se il soldato caduto fosse stato gay....preferiamo non pensare a cosa si sarebbero inventati al Ministero della Difesa per evitare la presenza di un compagno omosessuale!
Non penso i partner degli eroi debbano essere discriminati in alcun modo. Di fronte alla morte, almeno. E questo l'Esercito dovrebbe saperlo bene, visto che la morte, purtroppo, è qualcosa con cui l'Esercito ha spesso a che fare. Urge soluzione per rendere onore a tutti gli eroi, a prescindere dalle loro scelte di vita.





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14 novembre 2005

Presidente iracheno Talabani: Prodi mi ha promesso non ritirerà subito le truppe. Il fosforo di Falluja è propaganda. No alla pena di morte per Saddam

(...) Che cosa le ha detto il premier Berlusconi in merito alla permanenza dei militari a Nassiriya?
«Il capo del governo italiano ha garantito che qualsiasi riduzione delle truppe sarà concordata con le autorità irachene ed avverrà in modo graduale. Gli esponenti del governo hanno detto che l’addestramento delle forze di sicurezza irachene proseguirà. Nel 2006 sarà possibile affrontare il problema del ritiro delle forze della Coalizione; noi iracheni vogliamo essere in grado di proteggere il nostro paese, ma il terrorismo rappresenta un pericolo per tutti, non solo per noi».

Lei ha incontrato anche i principali esponenti dell’opposizione...
«Sì, ho avuto colloqui con Prodi, D’Alema, Fassino e Rutelli. Hanno dimostrato di comprendere i problemi del nostro paese, hanno ribadito che, se vinceranno le elezioni in Italia, decideranno il ritiro dei vostri soldati schierati a Nassiriya, ma ciò avverrà in modo programmato, graduale e concordato. L’Italia non abbandonerà l’Iraq, i leader del centrosinistra hanno detto che l’aiuto proseguirà in altre forme, il vostro paese cercherà di favorire lo sviluppo economico e la stabilità dell’Iraq».

Lei si è espresso più volte contro la pena di morte, firmerà la condanna al patibolo di Saddam Hussein?
«La decisione spetta al Tribunale, noi rispettiamo l’indipendenza dei giudizi, sappiamo che non accettano interferenze. (...) Il consiglio di presidenza del quale faccio parte dovrà tuttavia esprimere un parere sulla sorte di Saddam. Io mi asterrò, non voterò, ma so che i miei due vice, voteranno a favore e questa è la volontà della maggioranza degli iracheni; solo una piccola minoranza della quale faccio parte si oppone. Saddam ha commesso gravissimi crimini contro l’umanità, ma io non firmerò la sua condanna a morte».

Rainews ha trasmesso un filmato sull’uso di agenti chimici da parte degli americani nel corso dell’assedio di Falluja..
«L’Iraq è un paese aperto, tutti i giornalisti possono venire e constatare ciò che è successo. Questi argomenti sono pura e semplice propaganda». Fonte: L'Unità

A me pare che il presidente iracheno sia persona di grande caratura morale. Da leader curdo, dire di essere contrario alla pena di morte per Saddam Hussein è un segnale di grande coraggio politico. Non pensate sia facile parlare così, contro il volere del proprio popolo. Ma è in queste condizioni che emergono le qualità dei grandi uomini. Riguardo a Falluja e al fosforo, viste le molte denunce contro le truppe Usa, mi limito a dar voce a chi a tali denunce non crede (il presidente Talabani in primis) e a chi ha argomentato tali dubbi qui, poichè chi tali denunce ha fatto non ha avuto certo problemi a farle "passare" sui media (Rai in testa).




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14 novembre 2005

Chi comanda veramente in Siria? un regime alla Pinochet, con velo socialista

In Siria vi sono vari servizi di sicurezza, ed ogni provincia ne ha uno guidato da un rappresentante del Partito Baath detto ‘Segretario della sezione’, oltre al presidente della provincia, ai presidenti dei distaccamenti della sicurezza (militare, aerea, politica, nazionale), al comando della polizia provinciale, la difesa civile, e le presidenze delle regioni che dipendono dal Ministero della Difesa.Questo per quanto riguarda le province; inoltre, tutti questi servizi dipendono dall'alto consiglio di sicurezza, a capo della quale vi è direttamente il Presidente, seguito dal presidente dell’ufficio per la sicurezza nazionale, e della commissione fanno parte anche i direttori delle branche della sicurezza suprema, oltre agli ufficiali distaccati nel palazzo presidenziale. Questa commissione decide il destino di ogni cosa in Siria, all’interno ed all’esterno, e chi la fa funzionare è espressione di un gruppo di ufficiali il cui livello d’istruzione non ha superato il diploma, detto ‘Baccalaureato’, cioè 12 anni di studi, ma che sono tuttavia parenti di Tizio e Caio. Questa è dunque la dirigenza che comanda la Siria.
Chi comanda la Siria sono solo e solamente le varie agenzie dei servizi di sicurezza e sono loro che eleggono il comando regionale, considerato la massima guida politica del partito Ba’ath al governo, visto che i capi della sicurezza si mettono d’accordo per spartirsi la torta, e chi paga di più, vince il posto; questo sistema arriva fino agli operai delle pulizie nelle municipalità, agli inservienti, agli impiegati e ai maestri, e negli ultimi tempi si è inserito anche nelle nomine nelle aziende private. Chi non piace ad uno degli apparati di cui sopra, è impossibile che possa vivere in Siria, soprattutto i figli delle classi povere, che sfortunatamente costituiscono l’85% della popolazione. Anche fra gli stessi baatisti, nessuno di loro può arrivare al livello del ‘Plotone’, la più elementare struttura organizzativa del partito, se non paga alcune centinaia di lire siriane al membro della sicurezza, incaricato di seguire il suo caso.(...) Fonte: SpartAtene

Dedicato a chi crede ancora che in Siria ci sia il socialismo: no, cari compagni, trattasi di una dittatura militare spietata. Una dittatura che ha ben poco da invidiare a quella di Pinochet che tanto abbiamo disprezzato. Ma in questo caso come in mille altri, purtroppo, certa sinistra si fa ipnotizzare dal richiamo al socialismo che fanno questi dittatori. E' tragicamente buffo: se un dittatore si dichiara socialista (o comunista) gli si perdona tutto e, in certi casi, addirittura lo si esalta.. Se si dichiara di destra invece, viene linciato dalla stampa di mezzo mondo. Sarà forse per questo che ormai (quasi) tutti i dittatori del mondo si dicono ispirati al socialismo? E che non si trova più un dittatore uno che si dichiari di destra? chiamali scemi... 




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11 novembre 2005

Diliberto: il mio partito è una caserma. Chi manifesta per la vita di Israele finisce sotto processo?

Sul segretario del PDCI già altre volte ci siamo intrattenuti. Quest'ultima non è male.
Tutto inizia da un articolo del Corriere della Sera che sosteneva che Alessio D'Amato, il segretario romano e capogruppo in regione dei Comunisti Italiani sarebbe stato invitato a lasciare la direzione nazionale del partito per aver partecipato alla fiaccolata per Israele organizzata da Giuliano Ferrara il 3 novembre scorso. 
Risponde sdegnato Diliberto:
Roma, 11 nov. (Apcom) - "Quell'articolo è completamente infondato".(...)"Il nostro partito - dice Diliberto - non è una caserma. Alessio D'Amato ha avuto una posizione che io giudico sbagliata, ma è una posizione politica. Quindi - continua - il problema di misure disciplinari non si pone, non si è mai posto e chi ha dato quelle informazioni lo ha fatto strumentalmente per danneggiare il partito". Diliberto assicura che nella direzione di oggi il 'caso D'Amato' "non è stato minimamente affrontato.(...)
Il "processato" Alessio D'Amato ribatte: (ANSA) - ROMA, 11 nov - ''Non hanno neanche il coraggio di difendere le loro azioni. Diliberto nega l'evidenza: da parte sua e' una caduta di stile''. (...) ''E' falsa l'infondatezza'' replica D'Amato a Diliberto e ricorda come in una lettera il responsabile dell'Organizzazione del partito, Severino Galante, ''sottolinea come la mia presenza alla manifestazione si possa conciliare con la mia permanenza di funzioni di direzione nazionale''.
''Sono rammaricato per l'atteggiamento del partito: o il segretario prende le distanze dalle indicazioni della lettera di Galante o devo considerare il silenzio assenso ma non si puo' sottacere tutto e parlare di infondatezza'', conclude D'Amato. (ANSA).

Diliberto è quindi bugiardo? non ha il coraggio delle proprie azioni? Aspettiamo chiarimenti. Se poi dice che l'articolo del Corriere è infondato perchè il suo partito non è una caserma, e risulterà invece che Alessio D'Amato è stato "processato" significa che il suo partito è una caserma, e lui ne è il Colonnello, che non ha neppure il coraggio di esporsi.
Andremo a fondo nella vicenda. Senza dimenticare che il vero delirio è che un dirigente del PDCI debba rischiare il posto per aver manifestato per il diritto di Israele ad esistere. Se questo è il "modello" che vuole Diliberto per l'Italia....
Un bravo a Giachetti




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11 novembre 2005

Diliberto va in Siria a incontrare i compagni di Saddam Hussein.

Roma, 10 NOV (Velino) - "Una delegazione del Pdci e' in questi giorni in Siria in occasione del decimo congresso del partito comunista siriano". Lo ha detto Iacopo Venier, responsabile esteri del Pdci intervenendo nella sessione di apertura del congresso. "L'amicizia del popolo italiano verso
quello siriano e la necessita' di spezzare la catena di pressioni ed aggressioni a cui e' sottoposta la Siria da diversi mesi. La vittoria del centrosinistra in Italia deve portare ad un completo ribaltamento dell'attuale politica estera di Berlusconi, riconquistando per l'Italia in ruolo di paese amico di tutti gli stati dell'area. Solamente il rispetto da parte di tutti della legalita' e del diritto internazionale, a partire dalla nascita dello stato di Palestina e dalla fine di tutte le occupazioni, potra' aprire una fase di pace e stabilita' in tutto il Medioriente. La visita e' anche l'occasione per confronto bilaterale con
altre realta' politiche siriane a partire dal partito Baath". Fonte: Informazione Corretta

Che Diliberto fosse un cinico non l'abbiamo mai messo in dubbio. Che non si vergogni neppure di incontrare il partito Baath (quello di Saddam Hussein) che ha un passato (recente) di massacri, torture, violenze e occupazioni dovrebbe fare scandalo nella politica italiana. Possibile che nessuno dica nulla? E da parte del PDCI, neanche uno straccio di coerenza? Hanno denunciato Abu Ghraib e appoggiano chi Abu Ghraib l'ha costruita e utilizzata in maniera molto più dura degli Usa. Hanno denunciato le occupazioni, e stringono la mano ai rappresentanti di un partito che ha legittimato e appoggiato l'occupazione siriana in Libano. Hanno denunciato le aggressioni, e non denunciano la linea di un partito che ha rapito (e rapisce tuttora), torturato (e tortura tuttora) e massacrato (e massacra, per quello che può, tuttora) interi villaggi di oppositori.




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11 novembre 2005

Presidente israeliano plaude Berlusconi e Ratzinger, e chiede ai leader islamici una Fatwa contro le bombe

GERUSALEMME - Presidente Katsav, le bombe di Amman prima della visita in Israele del re di Giordania (che ha cancellato il viaggio): c’è un legame?
«Non credo. Amman è parte d’una guerra mondiale. Dura da due-tre anni: Indonesia, Marocco, Egitto, Londra, Madrid, Russia, Israele, Usa, Giordania... È Al Qaeda che vuole esportare la sua ideologia. Non ha confini, né limiti. Ha risorse illimitate. È il disastro del nostro decennio».(...)
 Lei arriva in Italia dopo le manifestazioni davanti all’ambasciata iraniana. Vedrà i ministri che non hanno partecipato...
«Ho apprezzato chi ha manifestato, in Italia e nel mondo. So qual è la posizione di Berlusconi e del Parlamento verso Israele. Non è necessario che vadano a un corteo».
Andrà anche dal papa: parlerete di quell’Angelus di luglio, quando non citò Israele fra le vittime del terrorismo?
«È alle nostre spalle. Non posso tener conto solo d’un discorso, conosco il pensiero del papa: è contro il terrorismo e l’antisemitismo. È molto sensibile alle sofferenze degli ebrei». (...)
Eppure, siamo in epoca di guerre di religione.
«Quando scorre tanto sangue nel nome di Allah, i leader devono fermarlo. Mi aspetto che tutti i leader spirituali musulmani pubblichino una fatwa contro queste bombe. La collaborazione fra le tre religioni è diventata essenziale». (...)
Dieci anni fa, l’assassinio di Rabin. L’anno scorso, la morte di Arafat. Le celebrazioni però sono molto diverse...
«Non si possono collegare i due fatti. Rabin è stato uno dei più grandi leader del popolo ebraico. Ha preso decisioni storiche. Il disimpegno da Gaza che cos’è, se non un risultato di Oslo? Arafat invece è stato l’ostacolo maggiore. Non sono sicuro che volesse davvero la pace. Ora mi aspetto che Abu Mazen faccia qualche passo, che non vedo, per fermare il terrorismo. Hamas è più potente, Jihad continua a uccidere. La riconciliazione fra noi e i palestinesi dipende da chi vincerà fra loro. Se Hamas e Jihad passano al voto di gennaio, non potremo più tollerare che il terrorismo continui». (...) Fonte: Corriere

E' sempre interessante ascoltare la voce di chi, in mezzo al terorrismo islamico, ci vive da anni. E mi pare niente male l'idea (da importare in Italia) di chiedere ai vari leader islamici delle Fatwa (editti religiosi) che condannino il terrorismo.





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11 novembre 2005

La sinistra israeliana abbandona Peres e si affida a un sindacalista.

(...) E il vincitore Peretz, 52 anni, figlio d’una lavandaia marocchina, emigrato bambino e cresciuto nelle serre dei kibbutz, uno che in ossequio ai pionieri s’è ribattezzato due volte da Armand in Amiram e infine in Amir, uno che proclama «libero mercato non è libertà di creare schiavi», è il primo sindacalista, il primo sefardita (emigrato dal mondo arabo) della storia a conquistare la leadership del partito che fu di Ben Gurion. «Possiamo ritornare a essere un’alternativa - prevede - solo se torniamo a essere noi stessi».
Peretz è «la presa della Bastiglia» laburista dominata dagli ebrei europei, scrive Haaretz . È «l’uccisione una volta per tutte dei pregiudizi etnici», esultano i fans che sognavano uno svecchiamento. Peretz è «un irresponsabile, molto estremo», attacca Gideon Saar, leader Likud che ricorda come una volta il nuovo leader militasse in Peace Now, si battesse contro i coloni e ora prospetti perfino, a certe condizioni, una trattativa con Hamas. (...) Il nuovo arrivato, sulla scena politica israeliana, cambia molti giochi. Sharon ormai può contare solo sui 40 seggi del Likud, sui 5 del partitino Uniti per la Torah, su qualche elemento radicale. Ma non è detto che sia alle corde. L’ipotesi è d’un grande partito di centro, da fondare assieme a Shimon Peres, che salvi i due grandi vecchi e isoli gli estremi: il baffuto Peretz a sinistra, il paffuto Netanyahu a destra. Fantapolitica? Il nuovo capo del Labour, ieri, è andato a omaggiare la tomba di Rabin. Ma Yuval, figlio dello statista assassinato, in tv ha confessato per chi voterà l’anno prossimo: Sharon. 
 Fonte: Corriere




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11 novembre 2005

Liberia: perde il candidato di Berlusconi :-)

(11 novembre 2005 - RV) Africa. Ellen Johnson-Sirleaf sarà con tutta probabilità la prima donna presidente di uno Stato africano. La 66enne candidata del Partito dell’Unità ed ex ministro delle Finanze, a spoglio praticamente ultimato, è saldamente in testa nel ballottaggio delle presidenziali tenutosi in Liberia martedì scorso. La Johnson-Sirleaf ha ottenuto il 59.1% dei consensi contro il 40.9% di George Weah, l’ex stella del calcio che, prima del voto, era il favorito della consultazione. Fonte: Radio Vaticana

Avevamo già spiegato a suo tempo come la Johnson-Sirleaf fosse la candidata meglio attrezzata per governare la Liberia, senza nulla togliere a Weah (anche se alcune sue alleanze ci sono parse un po' troppo spregiudicate). E pare che anche i liberiani siano stati d'accordo con noi, ne siamo lieti per loro e per l'Africa. Senza contare che quello di veramente rivoluzionario che sta per accadere in Liberia si chiama GEMAP, e potrebbe essere l'inizio della soluzione dei problemi dell'Africa.




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Dice il Corano in 2ª 62: "Sì, i musulmani, gli ebrei, i Cristiani, i Sabei, chiunque ha creduto in Dio e nel Giorno ultimo e compiuto opera buona, per costoro la loro ricompensa presso il Signore. Su di essi nessun timore, e non verranno afflitti."       

 
 

 

 

 

 

 

Dice il Corano in 18°29: "La verità emana dal Signore. Creda chi vuole, non creda chi non vuole."















Il miglior sistema di assistenza sociale è un lavoro. (R. Reagan)

Diceva Marshall McLuan che l’indignazione è una tecnica per dare dignità a un idiota. E Valery diceva che l’indignazione permanente è segno sicuro di bassezza morale